Noi,14 kg sulla schiena e l’India attorno episodio 3


Sempre in auto percorriamo per circa 6 ore un’area finalmente rurale, disseminata di piccoli villaggi fatti di paglia e sterco di mucca. Sui bordi delle strade vedo le pagnotte di cacca messe a seccare, mucche che prendono il sole e donne bellissime alle prese con carichi enormi sul capo. E’ giorno e finalmente riesco a tirare dei lunghi respiri, le ragazze dormono dopo il primo pasto indiano, un misto di cipolle e aglio, curry, peperoncino e chissà cos’altro che ringraziando il cielo ha deliziato tutte altrimenti si morirebbe con i finestrini chiusi.

Sono eccitata, stanca, eccitata e ancora stanca, la guancia destra è spalmata sul vetro, gli occhi vorrebbero chiudersi ma non posso fare a meno di guardare, curiosare tra i rami degli alberi che nascondono scimmiette alle prese con i loro giochi. I raggi del sole al tramonto fanno capolino tra i varchi delle rocce che si tuffano su un torrente che arriva da chissà dove.

Gli ultimi km che ci dividono da Dharamsala procedono per tornanti che si inerpicano sulle montagne, l’aria diventa sempre più fredda ed i due strati di panni che indosso non bastano più a trattenere il calore.

Sono disorientata, non so esattamente dove ci troviamo, ricordo di aver concordato questa destinazione ma non ricordo affatto il perché.

” Roby ma che c’è qui? ” Lei si volta, alle sue spalle d’improvviso compare una catena montuosa che mi sembra di riconoscere. Un sussulto, l’idea che sto per coronare un sogno, l’agitazione, la gioia ed un nome, quello che porto nel cuore rimbomba in questa macchina che ora non può più contenermi :”il Dalai Lama!”

Ai piedi del gigante: vi presento l'Himalaya

Ai piedi del gigante: vi presento l’Himalaya

Ci sono, ci sono davvero, voglio scendere da questa macchina, ho bisogno di respirare, devo vedere, toccare, annusare, devo vivere. Devo sapere che non sto dormendo, che davvero sono qui, di fronte alle montagne sacre e devo incontrare Sua Santità il Dalai Lama, voglio abbracciarlo dirgli che mi dispiace e che gli voglio bene. Si, io voglio bene al Dalai Lama, perché è una brava persona e …oddio che sto dicendo, non posso mica parlare così? O forse si..chissà, chissà se lo vedrò, cosa gli dirò, se potrò avvicinarlo. Chissà, so solo che sono qui ed ho fretta, fretta di arrivare.

Ancora uno sguardo a questa signora gentile

Ancora uno sguardo a questa signora gentile

Sono pronta a vedere pagode, stupa, case decorate a festa, immagino un piccolo villaggio grazioso arroccato ai piedi dell’Himalaya ma quando arriviamo a McLeod Ganj succede l’impensabile: sono delusa. Attorno a me uno scenario di case normali, non vedo templi ma negozi e qualche ristorante. Sembra tutto molto vecchio o troppo nuovo, lontano dall’idea di solennità che avevo in mente. E’ tutto qui mi chiedo? Dov’è il paesino tibetano che avevo in mente? Dov’è la loro storia, il loro amore per la natura? Dov’è il Tibet!!!

I miei occhi rimangono spalancati su questo scempio urbanistico, per di più Paola, il nostro aggancio sul posto, ci dice al telefono che la sera è meglio non uscire.  Rinunciamo e andiamo a mangiare qualcosa sotto l’hotel.

Mi siedo in questo ristorantino che sembra essere l’unica cosa simile alle mie aspettative, ordiniamo… Il mangiare ha nomi impronunciabili ma è ottimo. I piatti sono tipicamente tibetani, più leggeri di quelli indiani, più dolci, meno elaborati… non so perché, ma mentre mangio mi si addolcisce il cuore, in qualche modo mi calmo. Arriva Paola, che scopriamo ora essere una ragazza di soli 24 anni, vive qui e da una mano ai tibetani in esilio. In esilio….tibetani in esilio….Dharamsala è la capitale del Tibet in esilio….. con queste parole in mente scendiamo per il bosco noi quattro, Paola, i due bimbi di cui si prende cura e la luce della luna. Il cielo è incendiato dalle stelle, si intravedono le vette innevate dei monti. Ci teniamo tutti per mano per non cadere, i bambini ridono, il bosco rimane in silenzio e nel buio io inizio a vedere. Eccolo il posto meraviglioso che cercavo, eccolo qui, non davanti i miei occhi come ingenuamente mi aspettavo, ma tutto intorno e dentro, dentro all’anima che grida ad alta voce: libertà! Capisco ora la magia che mi avevano accennato ma non potevo vederla dovevo sentirla perché questo viaggio non è fatto per guardare ma per vedere e sentire con quel terzo occhio di cui tutti tanto parlano forse.

Questo è il posto più bello del mondo, dove i tibetani , donne, uomini e bambini arrivano rischiando la vita per difendere il loro diritto alla libertà, questa è la loro casa provvisoria in attesa di poter tornare nella loro terra. Qui è dove il Dalai Lama con estremo amore difende il suo popolo, qui è dove la compassione diventa una mano che si può afferrare.

Mi fermo, mi vergogno per aver guardato con gli occhi e non col cuore, respiro ed improvvisamente piango.

Never give up

Ci sono troppe cose da dire, continuerò ma non oggi, ora è tempo di metabolizzare.

To be contined…

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4 commenti su “Noi,14 kg sulla schiena e l’India attorno episodio 3

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