Noi, 14 kg sulla schiena e l’India attorno episodio 5


8 Febbraio 2013, quasi  9

E’ notte, il susseguirsi di centinaia di curve, la puzza di gomma bruciata, ombre psichedeliche mi rimbalzano sul volto.

Strada si, strada no, andiamo giù per il burrone…no, ancora no…Uh scampato l’albero!

Tump! T vola dal sedile…niente di rotto, la vedo ri- arrampicarsi e si rimette a dormire.

Slam! Roby si accascia sul cruscotto e decide di allacciare la cintura.

Bang! Qualche secondo di meditazione involontaria: la mia testa si è spiaccicata sotto il soffitto. Riassetto il sedere nella conca formata dal sacco a pelo, una giacca, un calzino della Roby, una, no due scarpe spaiate, una maglia (almeno credo), un sacchetto pieno di spazzatura e … noooo, quello che rimane delle ultime sigarette italiane. Avrei dovuto smettere ma proprio non mi riesce!

“Ale? Hai una sigaret.. Ale?! – Dan! stop Daaaan !!!! “
Un finestrino abbassato, una coda che svolazza ed Ale in versione zoombie che dispensa la cena fuori dalla macchina in corsa!
30 secondi di panico, si volta e dice: “ora va meglio” come se non fosse successo nulla. Altro giro altra corsa, 10 minuti dopo Ale passa dal grigio al verde, fermiamo definitivamente la corsa di Dan e ci catapultiamo tutte per fratte. A quanto pare le nostre vesciche hanno un’autonomia di 2 ore, mentre quella di Dan non ha limiti. Ma come è possibile?

“Ale tutto bene? ” Dagli zaini si materializza un’intera farmacia: anti vomito, anti acidi, fazzoletti, fermenti lattici più morti che vivi…  Ale è titubante. “Dan quanto ci manca? “
” 6- 7 ore”

Direi che Ale si è convinta, manca poco che inghiotta anche le confezioni! Segue un breve riepilogo di quello che abbiamo mangiato per verificare che non ci spetti la stessa sorte e speranzose decidiamo che a farle male sia stata la combinazione litri di caffè- curve. Bene, si riparte, mi reimmergo nella conca e buona notte.

Poco prima dell’alba arriviamo a Rishikesh, o meglio in uno spiazzo in mezzo a delle baracche. Dan ci avverte che non può più proseguire, da qui si procede solo a piedi. Che culo, non c’è nessuno a cui chiedere e ci tocca camminare con gli zaini sulle spalle!
Ale è a pezzi, fa fatica a camminare, Roby litiga con lo zaino che ha deciso di viaggiare di traverso, T la prende in giro ed io ciondolo in balia del sonno, schiacciata da uno zaino che sembra guadagnare peso ad ogni passo.
Avanziamo. La strada è disseminata di immondizia, sui bordi baracche sgangherate sono impiastricciate di vecchi volantini penzolanti e lampadine da presepe. Lo scenario ricorda vecchie pellicole di film a metà tra l’horror ed il fantascientifico girate all’esterno di un circo. Diciamo che non sono particolarmente colpita!

devastazione

E’ chiaro che ci siamo perse e le uniche persone che incontriamo sono senza tetto raccolti attorno a spazzatura incendiata. Sono titubante ma dobbiamo chiedere e purtroppo le loro parole sembrano più delle scommesse che delle autentiche indicazioni.  Vaghiamo su e giù per una discesa un paio di volte prima di imboccare un ponte…”Si, il ponte mi dice qualcosa, Gianrigo ci aveva detto che dovevamo attraversarlo! “
Fiduciose che sull’altra sponda troveremo un ambiente diverso, lo attraversiamo ma siamo talmente stravolte che nemmeno ci rendiamo conto che siamo sospese sul Gange!

L’acqua è marrone ma non stagnante come la immaginavo e ringraziando il cielo non vedo nemmeno corpi affioranti ma l’acqua è comunque incredibilmente marrone, sarà anche sacra ma io non ci immergo nemmeno un dito qui dentro e no, non puzza ad essere sinceri ma ora sono stanca ed irritata e ho deciso che mi fa schifo e puzza!

Un paio di minuti ed eccoci, siamo a  Rishikesh e la prima cosa che penso è : “bella merda” scusate il francesismo ma la strada è praticamente ciottolata di sterco in cui si incanala pipì di mucca. Che sia la città dello yoga non ho dubbi viste le centinaia di locandine che ci invitano a frequentare corsi di contorsionismo a quanto pare tenuti da maestri che hanno superato il secolo. Hatha Yoga, Kriya Yoga, Asana Yoga, corsi di meditazione, di Ayurveda, massaggi e un altro milione di attività promettono di impegnare il nostro tempo 24 ore su 24, ma del nostro hotel nemmeno l’ombra!

Per circa 2 km la strada ci regala una visuale di baracche, piccoli templi con statue che mi ricordano quelle dei parchi di divertimento, giardini incolti circondati dal filo spinato e una moltitudine di uomini nascosti tra coperte, cartoni e quello che rimane di incensi bruciati.

Aspetta aspè…quello che sento non è solo incenso, no, direi che quest’ultimo odore mi ricorda gli anni 60 e di colpo mi viene un grande senso di tristezza e desolazione, questa non sembra affatto la città incantata di cui mi hanno tanto parlato. Temo di essere arrivata in una malinconica comune reduce dagli anni 60, abitata da nostalgici hippy e turisti curiosi di ritrovare il luogo in cui un tempo si rifugiarono i Beatles. Nel silenzio sento infatti una canzone suonare,  Across the universe dei Beatles. Non mi fraintendete, amo i Beatles e sono un’ estimatrice degli anni 60 ma le forzature ed i luoghi comuni non riporteranno di certo i tempi che furono, anzi .

Delusa e francamente disgustata dall’utilizzo della spiritualità a fini commerciali, cammino con il foulard avvolto attorno la bocca per non sentire il terribile odore di pipì che si è intensificato da quando abbiamo imboccato un dedalo di viette buie. Faccio fatica ad avanzare tra le mucche stravaccate ovunque e quel migliaio di sacchetti di plastica che il vento ci scaraventa ai piedi. L’albergo finalmente appare davanti a noi, guadagno le scale e raggiungo la camera. Dalla  finestra una scimmia ci osserva e inizia a battere sul vetro già crepato, mi volto e  avverto: ” a meno che quando mi sveglio non avvenga un miracolo, io qui non ci rimango! “… e l’India rispose.

una scimmia alla finestraTo be continued….

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