Noi, 14 kg sulla schiena e l’India attorno episodio 7


Fumo una Gold Flake corta 4 cm, il mal di testa mi sfonda le tempie ma non posso smettere. In qualche modo la nebbia fitta che mi sommerge mi rende meno vulnerabile in questa camera indiana giallastra. La scimmia che solo ieri mi terrorizzava oggi mi fissa con più indulgenza dall’altra parte del vetro, sembra essere più preoccupata dall’ignoto oltre il muro di cinta che da questa turista scolorita e confusa. E’ quasi giunto il momento della partenza per Benares, la città sacra, dovremmo viaggiare in nottata alla volta di Allahabad per assistere al kumbh mela, il grande evento che aspettavo ma strani fantasmi occupano la mia testa e mi urlano di non andare. E’ strano, molto strano, vorrei poter raccontare di aver assistito a levitazioni, illuminazioni e prodigi ma l’unica levitazione è quella del mio cervello che sembra voler sfuggire al mio cranio. Penso, penso, penso e continuo a non capire…

Con un analgesico in circolazione mi decido ad affrontare i miei mostri, ho bisogno di camminare da sola, senza giudizi, senza preconcetti, senza dovermi preoccupare delle ragazze che ancora per qualche ora saranno impegnate a contorcersi e ritrovare braccia e gambe nelle più bizzarre posizioni yoga.

“E’ il giorno più sacro oggi, dovresti andare sul Ganga” mi incoraggia il ragazzone alla reception con lo stesso tono di chi intima un fratello ad andare a salutare i genitori.

ponte tramonto

Cammino contro la corrente di fedeli multicolor che si affrettano allegri verso i luoghi delle abduzioni, cammino cercando di sfuggire alla curiosità di vedere cosa faranno. Percorro una, due, forse tre volte uno dei due ponti che separa Rishikesh dalla città più nera. Motorini, bici, scimmie, carretti, mucche, tutto sembra voler rallentare questa piccola maratona che mi accorgo di aver iniziato da sola. Scendo dal ponte ancora una volta, disturbata dai ripetuti clacson, una folata di incenso mi annienta, mi cattura, mi trascina in una via che credo di aver già percorso ad occhi chiusi…

Inciampo.

Mi spavento.

Mi disoriento e mi ritrovo sull’uscio di un tempio che si è materializzato tra un cassonetto ed un albero fiorito. Gli alberi, sono giganti decorati con stoffe ed incensi la cui ombra appare un posto sicuro… Un piede è saldo sulla strada ma l’altro è leggermente sospeso proprio al limite del varco, sono praticamente immortalata nella moviola di una visione inaspettata. Entro-non entro? Qualcuno mi guarda? Un colpetto all’altezza dei reni decide per me: sono nel tempio. Sussulto.

La statua di una dea si palesa davanti ai miei occhi, una preghiera, un saluto, non so esattamente dove sia finita ma per un tempo che non saprei definire siamo rimaste da sole io e Lei, in contemplazione.

Alle mie spalle una mucca, le orecchie tese, le ciglia lunghe che puntano il mio sguardo sorpreso. “Prego” mi fa segno di entrare sbarrandomi l’uscita. Mi volto ancora una volta, non sono da sola, un uomo anziano si sta godendo la scena con una scopa di rametti tra le mani. Tutt’altro che sorpreso saluta, me o la mucca non lo saprò mai, ma sento che lo zaino non è più così pesante, forse è rimasto sul ponte…chissà. Ed eccola Rishikesh, finalmente bella, guardarmi negli occhi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

E scopri che una mucca può aspettare il suo vecchio amico risalire la salita, che i poster non sono stracciati per via del tempo che passa ma sono il pasto di quelle grasse signore dagli occhi gentili. E li vedi quei raggi del sole dipingere d’oro le ombre che ti fanno paura. E le ore passano e ti ritrovi a parlare con quelli che ieri erano solo mendicanti ma che oggi ti raccontano storie e ti salutano felici di rincontrarti.

E i tuoi passi diventano leggeri ed i piedi non piombano più sul terreno in cerca di sostegno ma saltellano e ti ritrovi sulle punte a guardare cosa c’è oltre il muro.

Oltre il muro c’è l’India che non vedevo, la gente, le fontanelle aperte per abbeverare gli animali, oltre il muro c’è il ponte che attraversa il Ganga che, adesso, non mi sembra nemmeno più sporco.

 

Ritrovo le ragazze ed insieme percorriamo gli ultimi passi verso il grande fiume. Scalze, una ad una scendiamo le scale e raggiungiamo la riva circondate dai bambini con i fiori da offrire alla corrente. La luce scivola sulla superficie dell’acqua, il tramonto si specchia…I bambini, i fiori, il profumo degli incensi accesi ovunque, i miei piedi nel Gange e le barchette che iniziano il loro viaggio cariche di speranze. 

Mi fermo un attimo in sospensione tra cielo e terra mentre le risa delle bambine riempiono l’aria, respiro questa gioia leggera come l’aria di una sera d’estate:  non partirò per Benares, ora lo so. 

Questo slideshow richiede JavaScript.

gioca con me

Sorrido ad un obiettivo che mi riporta tra le mie persone speciali e ricomincio a giocare.

To be continued…

Annunci

6 commenti su “Noi, 14 kg sulla schiena e l’India attorno episodio 7

  1. ma come non partirò per benares, ma dai.
    le gold flake sono peggio dei rollini col giornale che si facevano in tempo di guerra 🙂
    è bello questo reportage, anche di te, adesso che sei più dentro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...