Sweet year

Allora, partiamo subito dal punto, questo dolce è il risultato di un esperimento, cercavo infatti di riprodurre un dolce ligure che ho recentemente assaggiato. Vi sfido ad indovinare cosa fosse…. niente?

Biscottone di Capodanno

Immaginavo! Ero in giro per Samarate, quando ho sentito il profumino del pane appena sfornato, solitamente ce lo facciamo in casa ma ero così sorpresa di sentire il profumo del pane (solitamente qui sono prodotti decongelati e scaldati) che ho deciso di entrare a dare un’ occhiata. Naturalmente ne sono venuta fuori con un sacchetto pieno ma a parte il pane ho comprato un piccolo dolce pesantissimo, dall’aspetto di un biscotto lievitato, spacciatomi per panettone ligure. Essendo sposata ad un lombardo, capirete che la storia si è fatta serissima, mai toccare il Sacro Panettone ed in fondo è comprensibile, come se mi avessero venduto una frittata spacciandola per pastiera trentina…brutta storia.

Superata la diffidenza iniziale devo ammettere che quello strano panettone è stato divorato da tutti gli amici “forestieri”, il lombardo compreso e quindi è iniziata la mia caccia alla ricetta.

Inutile dirvi che su internet c’è di tutto ma guai a trovare una ricetta simile all’altra. Tutti a proporre la propria versione ed io detesto questa nuova moda del “rivisitare” le ricette, specie quando si parla di tradizioni. Insomma, se è tradizionale deve rimanere tradizionale; basta con ‘sta storia di volere a tutti i costi stravolgere le ricette, in televisione non vedo altro  che una serie di programmi clone in cui una valanga di gente, per diversificarsi, propone nuove versioni di piatti che a mio avviso sono perfetti così come sono nati. Addirittura lo spaghetto “a vongole” mi hanno stravolto mettendoci il latte:  maddai!!!

Tra l’ altro ci sono delle storie dietro le vecchie ricette, storie che vanno onorate e ricordate ed in quale miglior modo se non gustando ancora i favolosi aromi originali, trovo che sia un grande dono la possibilità di rivivere il passato attraverso la cucina. La nascita del Panettone, ad esempio, risale a molti secoli fa (1400) e porta con sé due storie, una  d’amore ed una che narra di gratitudine e riconoscenza da cui pare derivi la parola panettone, il Pan del Ton, incuriositi? Andate a leggerla 😉

Il panettone ligure invece…
Dopo tutta ‘sta prefazione vi aspettereste una storia degna del tempo che vi rubo e mica ti scopro che non esiste! Il fatto è che non si chiama panettone ma Pandolce e la versione che ho golosamente trangugiato risale solo agli anni 50, nata per velocizzare la ricetta originale che richiede una lunga lievitazione. Eccallà, mi sono imbattuta ancora in una rivisitazione! Ergo, mi sono scervellata per ricreare un dolce che di per sé neanche è tradizionale, allora vale tutto 🙂

Io comunque mi rifiuto di proporre questa ricetta come una rivisitazione della rivisitazione del Pandolce, le ho dato un altro nome approfittando dell’imminente cenone di Capodanno e ne  approfitto, se tra voi esiste qualche ligure vi prego, datemi in dono la ricetta originale, quella del Pandolce basso, ormai mi sono innamorata di quello, c’aggia fa!

In questa snervante attesa vi regalo la mia ricetta che vi assicuro è buona e vi farà smaltire un po’ di rimasugli natalizi.

Ingredienti:

  • 450 gr farina 00
  • 150 gr zucchero di canna
  • 120 gr burro
  • 1 uovo + un tuorlo
  • 50 gr albicocche secche
  • 50 gr fichi secchi
  • 150 gr mandorle
  • 40 gr cioccolato fondente
  • 8 semi di finocchio
  • 10 gr lievito (2/3 di una bustina)
  • 60 gr di sciroppo al rhum
  • qualche goccia di succo di limone

Procedimento:

Prima di tutto mettete a bagno in acqua calda l’uvetta per reidratarla e premete un po’ di limone sulle albicocche tagliate a cubetti affinché ne trattengano l’aroma. Poi preparate tutti gli ingredienti in modo da velocizzare il procedimento e non ritrovarsi sommersi dal caos (sono una maestra in materia…di caos)

Affettate le mandorle in verticale ( se riuscite ricavatene 3-4 sfogliette), tagliate i fichi ed il cioccolato a cubetti. Con il mortaio polverizzate i semi di finocchio e preparate uno sciroppo mescolando in parti uguali  acqua, zucchero che metterete sul fuoco affinché lo zucchero si sciolga, levate dalla fiamma e aggiungete il rhum (quanto vi pare),  otterrete così la parte liquida necessaria per ammorbidire l’impasto del dolce. Lasciate raffreddare

Ok, ci siamo!

In una terrina lavorate il burro con lo zucchero fino ad ottenere una pomata, dovrete aver.e buoni muscoli, sarebbe una buona mossa quella di tirar fuori il burro dal frigorifero una mezz’ora prima di iniziare ma, se siete come la sottoscritta, affezionate dell’ultimo momento, tagliate il burro  a striscioline sottili così vi agevolate il lavoro.
In un recipiente grande, mettete la farina e mischiatela con la polvere di anice ed il lievito, fate un monticello e nel centro mettete le uova, la pomata di zucchero e burro ed impastate bene aggiungendo poco a poco lo sciroppo.

Dato che le galline non fanno tutte le uova uguali e che la farina ha consistenze diverse regolatevi voi con la quantità di sciroppo da utilizzare, magari non vi servirà tutto.

Quando avrete impastato bene, ma dico bene bene, strizzate l’uvetta, asciugatela e aggiungetela all’impasto insieme a tutto il resto (mandorle, fichi, albicocche e cioccolato). L’impasto dovrebbe risultare un po’ molle se così non fosse aggiungete ancora dello sciroppo.

Preriscaldate il forno a 180 °C, mettete la carta da forno su una placca ed mettete l’impasto schiacciandolo un pochino in modo da ricavarne un biscottone rotondo, vi consiglio di nascondere con un po’ di impasto la frutta secca che dovesse spuntare sulla superficie ( se si brucia è amarissima).Infornate per circa 25 minuti, poi ricoprite con della carta stagnola e abbassate la temperatura a 160 °C , il dolce dovrà ancora cuocere per 25 minuti. Naturalmente controllate con uno stuzzicadenti, se è cotto prima meglio 🙂

Una volta pronto trasferitelo su una griglia in modo che raffreddi in fretta.

Buon anno ragazzi !!!!

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3 commenti su “Sweet year

  1. Pingback: Sweet year | jekoland

  2. Il tuo modo di raccontare renderebbe piacevole ed interessante anche la ricetta dell’uovo alla coque. Meraviglioso anno!

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