La banca dei semi

Una storia affascinanante e avvenuturosa si cela all’ombra della seconda guerra mondiale.
L’Europa cadeva a pezzi sotto le bombe mentre in istituti dell’unione sovietica nascevano “banche” volte a collezionare semi da tutto il mondo. Non sto parlando della follia di un giardiniere, ma di un enorme progetto portato avanti dallo scienziato Vavilov sotto il patrocinio di Lenin. Stiamo parlando di 250 milioni di semi raccolti ai soli  inizi degli anni trenta! L’intento era quello di ottenere, mediante la modificazione genetica, nuove specie in grado di crescere su tutto il territorio sovietico. Il successo di un tale esperimento, simboleggiava per Lenin, la possibilità di modificare anche i lavoratoti mediante un atto di volontà politica (come per le piante).
Ma nel 1940, con la salita al potere di Stalin, Vavilov proprio a causa della genetica, finì in prigione dove morì nel 43.
E’ in questo momento che inizia la parte più affascinante della storia: Stalin attaccato dai tedeschi, mette in salvo alcune infrastrutture da lui ritenute preziose, ma sottovaluta completamente l’importanza di quell’enorme bottino lasciatogli da Vavilov.
I tedeschi, infatti, sembrano essere decisamente interessati a quel tesoro (la Germania nazista era ossesionata dalla possibilità che il cibo potesse venire a mancare) e un sistema di spiaonaggio  alla volta dei luminari russi ha luogo, viene istituito un commando volto a seguire le tracce della grande collezione. Ci sono dichiarazioni di scienziati tedeschi che parlano di progetti volti a incrociare piante tibetane con quelle europee per poter ottenere ceppi resistenti addirittura alle regioni artiche.
Da qui la storia sia complica, si sa che molti scienziati russi nell’intento di salvare quei semi, si lasciarono morire di fame piuttosto che sfamarvisi. Ci sono tracce che conducono in Argentina, all’orto Botanico di Londra, in Svezia. Di sicuro, nessuno ha la cetezza delle sorti di questi semi tanto preziosi da far scomodare addirittura le SS in piena seconda guerra mondiale.
(fonti: Internazionale 12/7/2008)
Vi sembrerà tutta una follia eppure….le banche dei semi esistono ancora oggi.
A circa 1200 km dal Polo Nord, nell’isola norvegese di Spitsbergen, si cela Lo Svalbard Global Seed Vault  un enorme banca impegnata nella conservazione e quindi il salvataggio del patrimonio genetico tradizionale. Purtroppo a causa delle guerre, della varazione climatica, della desertificazione e degli allagamenti, della comparsa di nuovi batteri, molte piante sono state perse, questa banca è necessaria proprio per preservare il futuro della terra e dell’uomo e per avere la possiibilità di creare nuove specie di piante più resistenti alle nuove condizioni del pianeta.
Purtroppo anche il mercato,con la scelta di preferire l’esportazione di una determinata varietà di ortaggio\frutto ad un’altra, ha causato gravi danni alla biodiversità.
Si parla dell’esistenza di 1.500.000 tipi di semi di raccolti alimentari e che questa banca ne può stoccare 4.500.000.
Il progetto di raccoglierli ha chiaramente dei costi,si parla di circa 30 milioni di euro e guarda un pò chi ne ha donati 25?
La Bill & Melinda Gates Foundation! Sono solo io o sembra che la storia si ripeta?
Di sicuro c’è che molte varietà di banane, di patate e altre verdure sono già scomparse a causa di una dura selezione messa a punto dall’uomo al fine di portare sul mercato il “prodotto migliore” . Qualche tempo fa ricordo si parlava proprio di questo problema in quanto, nel selezionare un prodotto, si arrecano danni irreparabili. Può succedere che alcuni insetti, privati di quello specifico alimento, vengano a scomparire e che quindi un’altro tipo di parassita, prenda il sopravvento a discapito proprio delle coltivazioni selezionate. La conseguenza è abbastanza palese: se non riusciamo a trovare il modo di debellare il nemico, anche quella coltivazione viene a scomparire con il risulato che rimaniamo sprovvisti di un determinato frutto. Di recente ho sentito che il problema è ricaduto sulle banane. Non so se avete notato che in commercio sono sempre le stesse, quelle più consone alla richiesta del mercato mondiale, credete sia una scelta sana? Addirittura ricordo che diversi anni fa volevano modificare geneticamente le banane per privarle dell curvatura…L’idea della banca del seme allora non sembra più una gran follia ma dall’altra parte mi chiedo se non sia anche più saggio preservare la biodiversità facendo un’inversione di rotta e scegliendo di mangiare un pò di tutto invece di voler a tutti i costi selezionare il “frutto” più bello!
Voi come la vedete?
Ambra

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Da grande voglio essere come Johnny Appleseed.

Vi voglio raccontare di un uomo che sembra uscito da una fiaba tanto sembra incredibile il suo viaggio…

Mr Johnny Chapman (1774) era un uomo modesto con un grande amore per la natura. Divenne famoso ancora in vita, grazie alla sua stravaganza…Era un pionere, un missionario, un eroe popolare che è stato al centro di numerose leggende.
Immaginate un uomo scalzo, all’inizio del XIX secolo, immaginatelo ora nel mezzo di una territorio vasto, abitato dalle tribù Indiane e pochi altri, immaginatelo ora in viaggio, da solo. E’ un uomo semplice, un uomo che osserva il mondo col naso in sù ma i piedi ben saldi al terreno, é alla ricerca di Dio ma non in una chiesa, lui lo cerca nella natura cominciando ad esplorare le regioni selvagge del West statunitense con una pentola in testa. Johnny riposa vicino a letto dei fiumi, dorme nei boschi in compagnia degli animali dove si sente più vicino a Dio. Alle volte viaggia in canoa e attende l’arrivo dei pionieri per dargli ristoro.
Vive in armonia con gli indiani d’America e chissà perchè  pianta alberi di mele.
Recupera i semi dai produttori di sidro e durante i suoi viaggi li sparge ovunque cammina.
Mr Appleseed non beve sidro nè vende le sue mele, egli le baratta talvolta per procurarsi vestiti e generi di necessità ma soprattutto, Johnny, con quel semplice, grandioso gesto, che solo un uomo “folle” può fare, garantì la sopravvivenza a tutti i viaggiatori che attraversarono ed iniziarono ad insediare quelle terre allora vergini e desertiche.
Così, centinaia di chilometri quadrati, oggi compresi tra Ohio, Indiana ed Illinois, furono popolati da alberi meravigliosi di cui si prese cura per tutta la vita.
E allora voglio essere anche io come lui, voglio fare quel gesto semplice nel mio piccolo mondo, voglio cancellare, se posso, quel grigio che invade sempre più i nostri spazi, i nostri occhi.
Urlavano i nostri genitori negli anni ’70 “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”, oggi esiste un movimento che si chiama Guerrilla Gardening che vi invita a metterli nelle bombe, ma di argilla. Basta fare una pallina con argilla e terra, riporre all’interno dei semi e lanciarla lì dove non esiste più il verde. Riappropiamoci dei nostri spazi, aiutiamo il mondo senza devastarlo, siamo un po’ tutti un Giovanni Semedimela.
Vi lascio di seguito l’indirizzo di questo movimento se volete maggiori info.
http://www.guerrillagardening.it/

Buona primavera a tutti.