Odori e spezie nell’orto

Inizierò col dirvi che non sono una botanica e tanto meno un’ agronoma ma sono semplicemente un’amante dell’orto, particolarmente fortunata. Quello che troverete tra queste pagine è frutto di ricerche ed esperienza diretta nel nostro pezzettino di terra che ogni anno ci da delle belle soddisfazioni. Mi auguro possa esservi utile.

LA SALVIA

L’origine del nome viene dal latino salus, salute, per via delle sue proprietà curative e medicamentose.
Sono quasi tutte piante perenni presenti nelle regioni mediterranee fino a 800 m.
Viene usata per aromatizzare le vivande, per proteggere i vestiti dalle tarme e per vincere i malesseri.
Ama il sole e non esige di particolari cure; va innaffiata solo nei periodi di estrema siccità, potata a metà primavera e necessita di pacciamatura in autunno per proteggere le radici dal freddo invernale. Potete raccogliere le foglie quando vi servono o essiccare quelle prelevate in primavera\estate periodo di massima concentrazione delle essenze aromatiche.
Il mito:
Nella mitologia greca Zeus, quando nacque, fu allattato dalla capra Amaltea, accanto a un cespuglio di Salvia il cui profumo conferì al suo latte un potere divino. Per questo la Salvia fu chiamata  erba di Giove e le furono attribuiti grandi poteri curativi.

IL ROSMARINO

Sembra che il suo nome provenga dal latino Rosmarinus riferito al colore celeste dei fiori che ricordano il mare.

Cresce spontaneamente lungo tutta la nostra costa e visto il cespuglio nel mio giardino varesotto, direi che ci troviamo davanti ad una vera e propria temeraria. Non ha grandi necessità e per questo motivo fa compagnia alla mia salvia per tutto l’anno avendone le stesse esigenze. Tra le varie proprietà troviamo quelle di antisettico, antispasmodico, diuretico, stimolante e tonico.

Il mito:

Si narra che Leucotoe, figlia del re di Persia Laocoonte, si innamorò di Apollo, Dio del sole. Quest’ultimo entrato con l’inganno nella  stanza  della giovane, la sedusse, suscitando l’ira del re che punì con la morte la figlia. I raggi del sole sulla sua tomba, trasformarono il corpo di Leucotoe in una splendida pianta profumata (il rosmarino) che si ergeva verso il cielo, simbolo di eternità.

IL BASILICO

Secondo alcuni il nome deriva dal greco basileus, regale, indicandolo come un rimedio degno dei re. Di origini africane e indiane, si è acclimatato in Europa ed in tutte la parti del mondo a temperatura invernale mite. Ne esistono diverse varietà :genovese, Anise, Cannella, Napoletano a foglia di lattuga, la varietà minimum greca (adatta a climi più freddi) e molte altre. E’ una pianta annuale, al massimo può arrivare a Dicembre ma non sperate oltre.

La temperatura ottimale va dai 20 ai 25 °C (sotto ai 10 °C non vegeta) e necessita di sole e di innaffiature quotidiane evitando ristagni anche se devo ammettere che ho notato che spesso il sole lo fa soffrire, quindi io lo metto all’ombra di qualche altra pianta non troppo folta, in modo che il sole gli dia un pò di tregua. Se lo coltivate in vaso predilige quelli in terracotta muniti di fori che ne garantiscono la buona irrigazione. Se avete un orto, piantatelo accanto alle piante di pomodoro, ne allontanerà larve e parassiti. Se volete conservarla per il periodo invernale, lavate e asciugate bene le foglie e mettetele sotto olio d’oliva o congelatele. Sconsiglio vivamente di essiccarle poichè perdono la maggior parte dell’aroma e delle proprietà. Per quanto riguarda la potatura, basta regolarmente cimarla, eliminando le infiorescenze che ne limitano la crescita.

Tra le sue proprietà vale la pena ricordare che è : antispasmodico, galattogogo (stimola la produzione del latte nelle ghiandole mammarie), sedativo e digestivo.

Il mito:

Una leggenda narra, che Basilea una ninfa  di Diana, amasse molto il profumo del basilico, e ne tenesse un rametto sempre con se.
Un giorno venne  rapìta, ma il profumo del basilico guidò le altre ninfe al luogo dove Basilea era tenuta prigioniera e fu liberata. La ninfa,  molto grata alla pianticella per averle salvato la vita, volle darle il suo nome.
Il Basilico è sacro a Cerere e viene usato nei rituali e nei talismani che favoriscono l’amore, che portano fortuna, denaro e protezione.

L’ELICRISIO

Piccolo arbusto della flora spontanea italiana l’elicriso (Helichrysum italicum) cresce nelle zone calde e mediterranee, in terreni poveri e sabbiosi. Le foglie sono simili a quelle del rosmarino ma sono argentate e in primavera si formano fiorellini gialli. Ha un intenso aroma con note di liquirizia e di curry. Le foglie possono insaporire arrosti e insalate, e si impiegano tritate per profumare le omelettes. Hanno proprietà terapeutiche e trovano impiego in medicina naturale per combattere la tosse. Necessita di sole e terreno povero e drenato, acqua in primavera e  se coltivata in vaso, assicuratevi che sia in terracotta. Nei vari siti internet leggerete che va riparata dal freddo ma la mia ha resistito alla neve, quindi deduco che si adatta molto bene una volta cresciuta. Come il rosmarino non necessita di potatura se non in primavera per restituirle una forma dignitosa.

LA MENTA

Il nome Mentha, secondo la mitologia greca, deriva da quello della ninfa Minte, amata da Ade, che Proserpina, per gelosia, tramutò in pianta.

Esiste una varietà infinita di questa pianta, poichè ha una particolare predisposizione all’ibridazione spontanea tra le varie specie, che producono sempre nuovi ibridi. Ne è testimone il mio giardino che ogni anno me ne presenta una nuova versione.

La menta è di larga diffusione soprattutto a basse quote (sotto 1.800m), è una pianta perenne e predilige luoghi umidi ma non disdegna il sole. Nel mio caso, il giusto compromesso è stata la mezz’ombra ed il sole pomeridiano. Essendo infestante, è bene tenerla in un vaso di coccio, ma a onor del vero io la tengo in giardino e non mi ha fatto danni, probabilmente perchè le gelate invernali la “riportano all’ordine”.Va concimata con il potassio in primavera ed in autunno, non necessita di potatura ma è bene levare le infiorescenze. Innaffiatela ogni 2 giorni durante il periodo estivo, facendo attenzione a non bagnare le foglie.

Se trovate le foglioline mordicchiate, sappiate che alcuni bruchetti verdi  ne sono ghiotti, basta levarli a mano, ma se vedete dei rigonfiamenti e delle macchie rossastre le piante vanno estirpate poichè sono state attaccate dalla rugine della menta. Altri nemici sono le lumache, basterà armarsi di appositi prodotti, io preferisco quelli naturali ma fate voi.

Proprietà: analgesico,digestivo, antisettico, antispasmodico e per molte culture è un pegno d’amore.

Nell’orto tiene lontana la farfalla del cavolo e migliora il sapore ed il gusto dei pomodori e del cavolo, inoltre tiene lontani topi e gatti, tranne il mio naturalmente, che ne va matto.

L’ORIGANO

Il suo nome deriva dal greco oros e ganos che significa splendore della montagna.

Ne esistono molte varietà, tra le più note vi sono: il comune, il greco (o.onites), dittamo e siriaco.

Cresce su terreni soleggiati, radure, dal mare ai monti fino a circa 2.000 m. Teme il vento e ed i ristagni idrici e sopporta climi secchi. Non necessita di concimazione anzi, se lo si “nutre” per dispetto perderà il profumo, quindi per punizione, solo acqua se fa caldo! Solo al termine della stagione vegetativa va potato e concimato con azoto per la ripresa primaverile.

Ha molteplici proprietà quali: tonico, antalgico, antisettico, decongestionante per le vie respiratorie e localmente è un validissimo rimedio per il torcicollo.

Il mito:

Nella mitologia greca si narra che il suo profumo dolce e gustoso era stato creato da Afrodite, come simbolo di felicità e fortuna, e cresceva nel suo giardino sulle pendici dell’Olimpo. Per questo motivo, l’origano è detto anche “erba della felicità.

Esiste anche una leggenda che narra del principe cipriota Amaraco e della sua ricerca dell’ essenza perfetta che potesse ammaliare qualunque persona ne sentisse l’aroma, ma quando trovò il profumo disperatamente cercato ne morì estasiato. Gli Dei, afflitti per l’accaduto, ne tramutarono il corpo in quest’erba profumata tanto agognata.

LA MAGGIORANA

La sua origine viene fatta risalire al territorio che va dall’Africa nord orientale all’India, necessita di una temperatura che va dai 18 ai 25 °C , per questa ragione, pur essendo una pianta perenne nel suo territorio di provenienza, da noi è trattata come pianta annuale.

Prima del trapianto va concimata con fertilizzanti a base di azoto, fosforo e potassio o con letame maturo.

Ama il sole e il riparo dal vento, durante la fase di sviluppo va bagnata poco e costantemente.

Potete conservarla surgelandola, sott’olio o essiccandola.

Tra le sue proprietà ricordo che è un antalgico, antisettico, antispasmodico ed ipotensivo. Qualche goccia di olio essenziale sul cuscino, o nella vasca da bagno, favorisce il sonno.

LA MELISSA

Il termine deriva dal greco mèlissa, ape, non a caso le api ne vanno matte.

E’ una pianta perenne che può raggiungere il metro d’altezza ed ha un buonissimo profumo di limone. Predilige un clima mediterraneo, umido ed una posizione d’ombra o al limite mezz’ombra ma guai metterla sotto il sole, diventa amara. In primavera va concimata con dell’azoto, gradisce un irrigazione costante che garantirà un terreno sempre umido. Come tutte le donne, ha bisogno del “parrucchiere”, quindi dovrete sfoltirla quando ne necessiterà.

Diversamente dalle altre piante, se la essiccate non manterrà il suo aroma, quindi approfittate finchè vegeta.

Proprietà: antispasmodico, stomachico, tonico. Il decotto viene messo nella vasca da bagno per tonificare l’organismo, mentre una tisana assunta ogni giorno, rinvigorisce l’organismo, la mente e allontana la malinconia.

Curiosita: l’essenza pura viene considerata uno stupefacente seppur poco tossico. Gli arabi la usano come cordiale e contro la malanconia.

IL PEPERONCINO

L’origine del suo nome latino “capsicum” deriverebbe dalla parola capsa, scatola, per la sua forma di una scatoletta appunto, ma potrebbe derivare anche dal greco kapto, mordere, in riferimento al gusto piccante.

Il peperoncino fu scoperto in America centrale ed importato in Europa dagli Spagnoli. Fa parte delle solanacee, dunque adora il sole e temperature che vanno dai 25 ai 30°C (non germoglia sotto i 15°C). Esiste una grande varietà di questa pianta, io ne pianto sempre tre o quattro tipi per assicurarmi una vasta gamma di piccantezza.

E’ una pianta piuttosto esigente, richiede un terreno concimato con letame maturo, irrigazioni costanti ma non eccessive, eliminazione delle infestanti e  zappature per arieggiare il terreno. La raccolta costante dei suoi frutti, stimola l’emissione di nuovi fiori. Io trascorro l’estate a farne bottino! Essendo una perenne a breve durata, se la coltivate in vaso, potete portarla in casa durante le notti  in cui la temperatura scende sotto i 15° C.

I peperoncini vanno raccolti quando sono ben colorati e se volete, potete estirpare tutta la pianta e appenderlla all’ombra per farla seccare completamnete, in questo modo avrete peperoncini per tutto l’anno. Noi li essicchiamo nel forno, li tritiamo e li conserviamo in vasetti di vetro chiusi ermeticamente.

Per ottenere peproncini più piccanti potete smettere di annaffiarla 48 ore prima della raccolta o, come facciamo noi, infilare nel terreno adiacente dei fiammiferi a testa in giù.

Proprietà: antidiarroico, antiemetico, antinfiammatorio, aperitivo, sedativo, tonico, stimolante, antibatterico, antimicotico e chi più ne ha più ne metta.

IL PREZZEMOLO


Originario del Mediterraneo orientale, pare fosse coltivato esclusivamente per scopi medicinali, basti pensare che 5gr di prezzemolo forniscono la quantità giornaliera necessaria di vitamina A e 30gr quella di vitamina E. Va però evidenziato che a causa del suo componente principale, l’apiolo, è considerato un abortivo e non va consumato in quantità eccessive da donne gravide. Inoltre è velenoso per gatti e piccoli animali in generale.

E’ un erba perenne se spontanea, biennale se coltivata. Necessita di terreni ben drenati, fertili e di un luogo fresco:la mezz’ombra va benissimo.

Se volete conservarlo, potete surgelare le foglie o essiccarle ma,come al solito, vi consiglio il freezer che ne mantiene le proprietà.

Proprietà: antianemico, depurativo, diuretico, gallattofugo, sedativo, tonico. Per la cura dei capelli potete sciacquarli con un infuso di prezzemolo.

L’ERBA CIPOLLINA

Di origine Nord europeo,asiatico e dell’America settentrionale, resiste al freddo meglio della cipolla invernale. E’ una pianta perenne, ed oltre ad essere una buona alternativa alla cipolla ( specialmente se avete difficoltà a digerirla), è anche molto decorativa nelle aiuole con i suoi fiori che vanno dal bianco al rosa -violetto.

Foglie e fiori sono commestibili, anche se viene usata prevalentemente la foglia che deve essere recisa  ad un cm dalla base in modo da favorirne la ricrescita. Non ha particolari esigenze se non quella di essere in pieno sole e di mantenere il terreno sempre fresco.

Se volete conservare le foglie per l’inverno (le mie piante muoiono sotto il peso della neve) basta surgelarle.

Proprietà: stimolante, antisettica, digestiva, depurativa, ipoglicemizzante, cardiotonica.

IL TIMO

Originario delle regioni mediterranee occidentali, il timo ama mare e montagna fino a 1500 m ma non le escursioni termiche. La parola proviene dal greco, thumon, imparentato con la parola, thumos, il soffio vitale.

Va piantato in terreni aridi, sassosi e calcarei, in pieno sole. In primavera concimate con azoto e potassio ed innaffiate frequentemente ma poco. Si raccoglie tutto l’anno. I suoi fiori sono utilizzati in fitoterapia, essiccati allontanano le tarme dagli armadi. L’infuso di timo è un salutare succedaneo del tè o del caffe.

L’elenco delle sue virtù è molto lungo per questo viene considerata una pianta eroica, tanto sono potenti le sue proprità: antisettico, carminativo, cicatrizzante, deodorante, stomachico, tonico, vermifugo, stimola la secrezione di adrenalina etc.etc.

Il mito:

Sembra che il timo venga dalle lacrime di Arianna, versate per la partenza dell’amato Teseo che l’aveva abbandonata su di un isola, dimentico delle promesse matrimoniali. Ma il suo pianto profumato, attirò l’attenzione di Dioniso che la prese subito in sposa.

LA STEVIA

Stevia Questa meravigliosa piantina è stata bandita da molti paesi in passato e solo nel 2011 la comunità Europea ci ha fatto la grazia permettendole di popolare i nostri giardini. Si tratta di una pianta perenne originaria della zona del Sud America, conosciuta dagli indiani Guarani con il nome di caá-êhê,  erba zuccherata. Viene da se che vi sto presentando il dolcificante naturale per eccellenza, con 0 calorie non essendo metabolizzabile un leggero retrogusto di liquirizia, specie se essiccata. Potete utilizzare le sue foglie in bibite e alimenti a differenza di altri dolcificanti.

Potete piantarla in giardino ma anche in vaso facendo attenzione che l’acqua non ristagni (svuotate il sottovaso dopo l’innaffiatura ). Ama il sole e teme il freddo quindi prediligete il mese di marzo (se il tempo è clemente) per piantarla e ricordatevi di potarla quando avrà raggiunto 12 cm lasciando sempre 2 nodi con relative foglie. Una seconda potatura avverrà verso ottobre quando avrà raggiunto i 60 cm di altezza. Le foglie possono essere consumate fresche- una foglia ha il potere dolcificante di un cucchiaino di zucchero- oppure secche -1\2 cucchiaino di stevia = 1 cucchiaino di zucchero- e potete anche masticare le foglie per ridurre il senso di fame da attacco di dolci!!

Si riproduce per seme o per talea- tagliate un rametto ed interratelo- ma in questi casi i primi giorni tenetela al riparo dal sole diretto.

Se volete essiccarla, tagliatela, mettetela al sole per farla appassire e poi a testa in giù in un posto areato e buio per qualche giorno, fino a quando le foglie saranno secche. Frullatela in un mixer e tenetela in un vasetto al riparo dalla luce.

5 commenti su “Odori e spezie nell’orto

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  3. Pingback: Fiori da mangiare | jekoland

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