Intervista a Gianrigo Marletta : ” Asia, Buddha e un reporter senza lavoro”

Ora mi sento in silenzio, non ho voglia di dire niente, né di parlare con nessuno.
…So che se uno imparasse ad analizzare e poi ad interiorizzare questi concetti diventerebbe una persona solida e felice.
Vivere Bene, in Pace e con Amore.
Tratto dal libro Asia, Buddha e un reporter senza lavoro


 
L’autore di queste splendide parole, non è semplicemente un bravo scrittore, Gianrigo Marletta, è un viaggiatore che vive le emozioni del mondo. Non c’è parola che non derivi dal suo profondo coinvolgimento umano, non c’è virgola né punto che non rappresenti un sospiro, una pausa da una realtà così intensa da necessitare di esser capita, assimilita e raccontata.
Ho un’immagine di questo ragazzo (ormai un uomo), una fotografia del passato, di quelle che rimangono nella testa come un biglietto di presentazione, lo vedo lì, nella mia cucina affollata di volti più o meno confusi, mentre sorride con gli occhi di un bambino. Non credo fosse l’ultima volta io l’abbia visto di persona, eppure è la sola immagine che si affaccia trai miei ricordi. Gianrigo è così, lascia il meglio di sè quando entra nella tua vita, oggi ,vorrei farlo incontrare anche a voi.
Niente pasticcini per ora, solo un caffè simbolico che dovrò bere da sola, perchè Gianrigo è dall’altra parte del mondo, quindi mi affido alla tecnologia per presentarvi  uno scrittore, un reporter, un amico che vale la pena di ascoltare.

Gianrigo, partiamo dalla domanda base, dove ti trovi al momento?
Vivo a Jakarta, in Indonesia. Ormai da un anno e mezzo.

 Che ci fai lì?
Sono arrivato con quattro camicie, due pantaloni di cotone e una telecamera, spacciandomi per qualsiasi cosa pur di trovare un lavoro come reporter. E piano piano sono arrivato al punto in cui mi trovo adesso: corrispondente (freelance) per Agence-France Presse e cameraman per varie organizzazioni umanitarie internazionali.

 Ti avevo lasciato in India, com’è andata?
Dal mio primo viaggio in India sono tornato tantissime volte. Talmente tante che ho finito per convincere mia madre a trasferircisi, per sei mesi l’anno. Ci ritorno ogni tanto per visitare lei. Com’è andata? Semplicemente mi ha cambiato la vita.

 Ho notato che ti firmi spesso G. Vagabond, perchè? Qual’è la differenza tra un viaggiatore ed un vagabondo?
Non so se ci sia davvero una differenza. Io mi sento (e dunque firmo) vagabondo perché sono sette anni che mi aggiro per il pianeta. Cambiando paese, lingua e moneta ogni paio di mesi. Anche se, per la prima volta, mi sono fermato qui in Indonesia da circa un anno e mezzo.
Ecco, forse la differenza tra il viaggiatore e il vagabondo è che il viaggiatore ha una base, un luogo cui tornare. Io quella percezione l’ho completamente accantonata. Come ho detto, spesso se voglio andare a trovare mia mamma, dunque “tornare” da qualche parte per natale o per qualche altra occasione, vado sull’Himalaya. E non a Roma, dove sono cresciuto.

Ho girato tanto anche io ma crescendo o forse a causa del lavoro che mi ha obbligata a partire di continuo ho perso il gusto del viaggio. Intendo dire che l’eccessiva globalizzazione ha reso il mondo un pò standardizzato e trovo sempre più difficile scovare e addirittura immaginare posti dovo posso essere una viaggiatrice e non una turista. Qual’è la tua esperienza? Esistono ancora posti che hanno il potere di entusiasmare, sorprendere?
Hai perfettamente ragione sul mondo globalizzato. Quelli come noi vivono nel secolo sbagliato. Siamo in ritardo di cento anni almeno. Sì, una volta si rischiava, si moriva di malaria e di infezioni, ma si provava anche quel gusto di scoperta, di vera esplorazione. Un gusto ormai quasi impossibile da assaporare oggi.
La mia fortuna sta nel vivere nei posti in cui viaggio. Mi fermo mesi e mesi. E con la scusa dell’essere reporter ho il dovere di entrare, scavare, conoscere e scoprire. Questo ti obbliga a spingerti oltre molte barriere. Dunque non sei più un viaggiatore, bensì un intermediario tra due mondi, quello in cui ti trovi e quello a cui ti rivolgi per raccontare.
A essere del tutto onesto sì, il mondo si è molto ristretto. Spesso le situazioni e i luoghi sembrano ripetersi, in India, in Cambogia, in Bangladesh o in Indonesia. Ma una cosa mi stupisce sempre, ed è forse l’unico perché del mio continuare a fare quello che faccio: l’umanità. Questo non vuol dire che sia un grande ammiratore dell’uomo quanto tale. Anzi. Per la gran parte lo trovo un essere crudele, ignorante e distruttivo. Ma, e questo forse è la principale particolarità dell’Asia, l’incredibile umanità che incontro nei miei viaggi, diventa l’essenza della mia continua ricerca.

Come nasce la tua storia? Dove stai andando?
Carissima Ambra, non mi metterò ad annoiare i tuoi lettori con la mia storia. Ti accenno soltanto che per qualche ragione, sicuramente genetica, soffro di un istinto, o meglio di una necessità continua di moto. Per questo mi hai conosciuto nel periodo in cui facevamo gli assistenti di volo. Devo continuamente sfamare un irrefrenabile bisogno di partire. E -dove sto andando?- è la domanda che mi pongo ogni giorno.

Ti ha ispirato qualcuno?
Tiziano Terzani e Ryszard Kapuscinski

 Sei in continua evoluzione, credi che cambierai ancora?
Sì, purtroppo temo di aver accantonato la curiosità del bambino. Quella che mi ha spinto a scrivere quello che poi è diventato il mio libro. Il mio lavoro ormai mi porta a fare viaggi ed esperienze bellissime. Ora però devo impegnarmi sul risultato finale del lavoro, sul video reportage, sulle immagini, le interviste, il montaggio… e non ho il tempo materiale per abbandonarmi alle sensazioni. Stranamente sto accumulando esperienze su esperienze, spesso incredibili, ma non ne scrivo una parola. Uso solo la telecamera, e questo lo sento un po’ come un congelamento interiore.

Mi sembra grandioso poter farti questa domanda: in qualità di reporter, c’è qualcosa o qualcuno che vorresti davvero conoscere?
Si posso finalmente dire di aver fatto il passo da reporter senza lavoro a reporter freelance. Non mi viene in mente nessuno in particolare. Appena fu liberata, avevo un forte desiderio di conoscere Aung San Suu Kyi. Ho passato tanti anni a “battermi” per la sua libertà, ho scritto di lei, ho fatto filmati su di lei e ho passato tante ore al di fuori della sua casa-prigione a Rangoon. Mi sarebbe piaciuto intervistarla. Ma ora a dire il vero, ho visto e rivisto tante di quelle interviste, speciali e reportage che ormai non saprei neanche più cosa chiederle che non è stato già stato chiesto.

Leggendoti, più che della narrazione, mi sono fatta l’idea che in te ci sia una sorta di necessità di comunicazione verso il mondo. Correggimi se sbaglio. Quasi volessi dare la possibilità agli altri di diventare delle persone migliori, di spronarli a fare di più. Perchè hai iniziato a scrivere e perchè questo libro?
Si, bellissimo. Brava Ambra!
Iniziai a scrivere principalmente per tentar di mettere del buonsenso nelle persone che vanno in vacanza, nei turisti. Personalmente vedo il turismo come un cancro che rapidamente distrugge società e risorse naturali. Scrivendo spero di arrivare a qualcuno e di immettergli quello che io penso sia “buonsenso” e che costui o colei a sua volta lo passi a qualcun altro, creando così una catena d’informazione e coscienza che possa un giorno, non dico cambiare, ma almeno ridurre il flusso distruttivo diretto in ogni direzione.
Spronare e migliorare sono stati il mio compito da quando ho deciso di intraprendere questa vita. La spiritualità orientale mi ha insegnato che la sofferenza dell’uomo sta semplicemente nell’attaccamento, e che questo attaccamento crea paura. Paura di perdere ciò a cui siamo attaccati. Da quando ho interiorizzato questi concetti ho iniziato a combattere l’attaccamento e la paura, a spada tratta, in me stesso e negl’altri.
Mi rivolgo a tutti coloro che hanno le orecchie per ascoltare. Questo libro era un obbligo. Ho avuto la grandissima fortuna di vivere tante circostanze, di vedere posti e scoprire situazioni che tenere tutto per me sarebbe stato davvero egoistico.

 Dimmi un evento, una situazione, che ti ha sorpreso, una che avresti non voluto vedere e una sulla quale hai cambiato idea e non credevi potesse succedere.
Situazioni che non avrei voluto vedere ce ne sono infinite. Basta leggere il libro e uno se ne rende conto da subito. Mutilati, profughi, affamati, vittime…
Chi leggerà il mio libro si renderà conto di quanto improbabile consideravo qualsiasi cambiamento prossimo in Birmania. E invece neanche quattro anni dopo, tantissimo è cambiato. Davvero non me l’aspettavo.

Conversare con Giarnrigo è motivo d’ispirazione per me. Gianrigo è un ragazzo normale, alla mano.Un ragazzo che aveva un sogno e ha deciso di seguirlo per dare voce alle sue emozioni.
Gianrigo da voce al mondo con infinità umanità.

Tiziano Terzani  scrive: “Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.” (tratto da “Un indovino mi disse”)
Con in mente queste parole, ci salutiamo promettendoci di vederci tra Agosto e Settembre, quando sarà in Italia  per promuovere il suo libro, quello che spero vi condurrà alla miniera, perchè io sono una tra quelle che credono che le persone possono essere migliori di quello che sono.
Trascrivo quest’intervista e non posso fare a meno di sorridere pensando al tempo che passa, alle strade lunghe e tortuose che ci separano e poi incredibilmente ci riportano alle persone importanti, quelle che fanno parte di un “abbraccio” .
“Asia, Buddha e un reporter senza lavoro”, una finestra aperta e la ritrovata voglia di varcare la soglia del mondo.
Ambra De Gennaro

Un commento su “Intervista a Gianrigo Marletta : ” Asia, Buddha e un reporter senza lavoro”

  1. Pingback: Sette mesi, una goccia nel mare e qualche persona in più. | jekoland

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