Spegni l’ iphone e connettiti con il mondo!

“La tecnologia influenza in modo decisivo il benessere degli individui e della collettività, nonché la capacità di tutte le specie animali di controllare e adattarsi al proprio ambiente naturale.” (wikipedia)

Ergo, la tecnologia dovrebbe rendere più semplice la nostra vita su questa terra. Dico dovrebbe poichè seppur ritenendo estremamente interessante tutto ciò che ruota intorno all’elettronica, mi rendo conto che stiamo viaggiando su un binario che ci allontana sempre più dalla qualità della vita e dalla semplicità e per quanto assurda possa sembrare questa affermazione, trovo che la possibilità di “una comunicazione globale” ci abbia resi estremamente soli.

Sempre più spesso mi ritrovo in situazioni che mai avrebbero avuto luogo ai tempi delle cabine telefoniche, senza voler andare a paragonare il nostro tempo a quello del focolare domestico quando intere famiglie trascorrevono allegramente le loro vite tra 4 mura e 10 materassi.

Io sono cresciuta in un tempo in cui i telefonini erano solo per pochi e gli appuntamenti con gli amici erano sacrosanti perchè ci si rivedeva dopo intere giornate di “segreti” ancora non condivisi. La mia vita era fatta di eventi che mi avevano emozionata, sconvolta, ferita, eventi in attesa di essere confidati e allora si alzava la cornetta e ci si dava un apputamento che sembrava già di per sè un evento,un appuntamento che non si voleva e non si poteva rimandare. Così cresceva l’aspettativa, l’emozione di incontrarsi e si partiva da casa prima per non rischiare di avere imprevisti e lasciare aspettare un amico su di un marciapiede solo soletto. E quando ero io ad aspettare, mi preoccupavo, mi affannavo alla ricerca di un gettone scatenando inevitabilmente altri eventi, come conoscere nuove persone (perchè avevo la scusa del gettone) avendo addirittura nuove avventure da raccontare a quel mio amico che stava tardando. Nel peggiore dei casi scattava la telefonata a casa che mi metteva sempre quell’ansia da “presentazione”, il cuore scoppiava al pensiero di parlare con i genitori ma non avevo scelta e quindi : ” Buona sera, sono Ambra De Gennaro, posso parlare con….”  e da quel momento tu non eri solo un nome , ma una voce, una personalità, perchè con quelle parole avresti dimostrato di essere educata, rispettosa e preoccupata per loro figlio. Possono sembrare sciocchezze, ma con l’avvento del cellulare è scomparso il primo passaggio importante della comunicazione.

Con le ultime tecnologie poi le cose sono diventate ancora più complicate.

Le persone condividono informazioni tramite i social network, passano le loro vacanze a far foto da mostrare immediatamente agli altri venendo meno a quel patto di esclusività che ci dovrebbe essere tra amici. Con un semplice gesto si bypassa completamente tutta una serie di eventi. Non c’è più l’attesa, non si sente più la mancanza della persona partita perchè è sempre lì a portata di click, non ci sarà nessuno a preoccuparsi per te, rendendosi conto di quanto ci tenga davvero alla vosta amicizia, non c’è più la sorpresa, il racconto emozionante ed intriso delle proprie sensazioni, gli odori ed i colori diventano dati di fatto spiattellati in una foto nitidissima ma emozionalmente sterile. Stiamo letteralmente uccidendo i rapporti umani!

Per non parlare della conversazione irrimediabilmente veicolata, controllata e compromessa dall’eccessiva accessibilità delle informazioni tramite i maledettissimi iphone, ipad e compagnia bella.

Parlo di quando sono a tavola a parlare di questo e quello e non ricordo il nome di un posto, di una strada, la data di un evento ed invece di prendermi in giro, tentare di ricordare tutti insieme e dire una serie di stupidaggini dando vita ad una discussione, mi ritrovo ad avere un’informazione “sicura” con una breve ricerca in internet che blocca qualsiasi dubbio… chissenefraga accidenti! Chissenefrega se la tour Eiffel è alta 2 metri o 150? Chissenefraga se il participio presente del verbo porre sia porrente o ponente, avrei preferito farmi una risata sentendo il parere dei miei amici anzichè avere un’informazione precisa e poco divertente. Ma sembra tutto compromesso, non c’è più possibilità di errore e paradossalmente la comunicazione si è tramutata in silenzio.

Non sentirò mai più un amico intonare una canzone per farmela ricordare, c’è you tube a portata di mano perchè non farmela ascolare direttamente, non ci sarà mai più il pomeriggio ricordi, invasi da foto e lettere e foglietti conservati per raccontare di noi, oggi c’è facebook che mi sbatte costantemente i tuoi ricordi in faccia. Non c’è più nemmeno la telefonata per sentire la voce di un amico, non c’è la necessità di incontrarsi per un caffè, il caffè posso farmelo a casa mia mentre ti mando un what’s up e magari posso scrivere un “come stai o un Buon Natale” generico così lo mando in copia alla rubrica e ho risparmiato tempo!

Inizia così il silenzio dell’anima, dell’io più profondo e  la voce viene rimpiazzata dal rumore di polpastrelli impazziti che mi sembra di conoscere meglio delle persone che ho accanto.

Mi giro un’istante e vedo un mucchio di persone infelici che cercano di convincersi/ci del contrario scattandosi foto mentre simulano di far baldoria difronte un obbiettivo che non racconterà mai che attorno a quel tavolo nessuno stava ridendo… Mi volto ancora e vedo persone che hanno 451 amici su FB e nessuno sul loro divano, mi volto e sento la mancanza del citofono di casa che sembra essere suonato solo dal postino ed i testimoni di Geova.

Mi volto ancora e vedo persone annoiate, tristi e depresse scambiarsi il numero di uno psicologo che “mi sta aiutando tanto” e mi chiedo come mai ci sia tanta necessità di pagare un estraneo per raccontargli della propria infelicità quando basterebbe spegnere la tecnologia e accendere il cervello per sentirsi un pò meno soli.

Ieri sono stata io a sentirmi sola, ho chiamato un’amica e le ho detto che stavo per passare a prendere un caffè, siamo uscite ed abbiamo incontrato una persona che aveva un forte bisogno di un abbraccio e quando ci siamo salutate abbiamo continuato a camminare e abbiamo incontarto per caso altri amici, una bimba che prendeva in giro il suo papà e ci ha riportato il sorriso così per un giorno il telefono, FB e tutto il resto erano in fondo ad una borsa buttata a terra, sotto un cielo autunnale e noi  in connessione con il mondo!

Ambra

Abbraccia un albero

Quando ero piccola, mi mettevo spesso sotto l’ombra di un albero e gli raccontavo i miei segreti, quasi mi potesse ascoltare, gli parlavo dei miei problemi, dei miei amori e per ringraziarlo lo stringevo forte forte, promettendo di tornare il giorno dopo. Allora non mi sembrava tanto strano, ma crescendo la percezione delle cose può cambiare…
Gli alberi, questi grandi signori della natura, ci accompagnano da sempre nel viaggio della vita. Spesso ci si dimentica che molti di loro sono a questo mondo da molto più tempo di noi, unici testimoni viventi di epoche passate.
Spesso li vediamo rappresentati nelle fiabe quali esseri animati, capaci di grandi imprese, come giganti pronti a venirci in aiuto..certo sono solo fiabe, eppure, se solo vi fermaste a riflettere per qualche secondo, scoprireste che non c’è nulla di fantasioso dietro l’affermazione che gli alberi tengono in piedi il mondo.
Con le loro radici, tengono la terra unita, con i loro tronchi danno casa a uomini e animali, con le loro fronde ci danno l’ossigeno senza il quale noi non potremmo vivere,  con i loro frutti ci danno da mangiare… non sono favole.
I nativi americani chiamano gli alberi ” le persone in piedi”, essi non sono semplicemente immobili, direi che sono radicati nella loro esistenza con vitalità e consapevolezza, prendendosi cura del mondo.
Loro, che nell’antichità venivano visti come legame tra cielo e terra, sono stati abbandonati dall’uomo moderno che li riduce a legna da ardere. Loro, i guardiani di tutti i tempi, hanno perso la nostra attenzione, riducendosi alle volte, a semplici cose inanimate che nessuno nota più.
Eppure..sapevate che gli alberi interagiscono tra di loro, fondendosi, se necessario, l’uno all’altro? Essi si abbracciano, si sfiorano, si  prendono cura l’uno dell’altro proprio come facciamo noi quando ci innamoriamo.
Voi sapevate che le nostre vibrazioni e quelle degli alberi interagiscono tra di loro?
Come? Abbracciandoli, abbandonandosi al più antico degli abbracci capace di riconnetterci con il cerchio della natura. Un abbraccio può riequilibrare il rapporto tra gli organismi rimettendo l’uomo in una posizione di parità e non di arroganza rispetto al mondo vegetale.
Un abbraccio può essere un gesto talmente forte da sprigionare un’energia, che molti affermano essere curativa.
Questa antichissima pratica accomuna culture molto diverse e distanti tra loro: dagli indiani d’America ai tibetani, dagli aborigeni australiani sino a noi.
E allora, premete il vostro petto contro il tronco, fate in modo che l’ombelico si fonda alla corteccia, che la guancia affondi sul suo “viso” e stringete le braccia attorno al suo fusto e respirate…respirate a fondo.
Forse ad alcuni sembrarà folle, ma credo che sia giusto almeno provarci, come segno di rispetto verso un mondo, la natura, che non vediamo più.

Ambra