Sapore di Natale

Buon Natale

” Vorrei potermi rotolare nella neve ma dopo avrei bisogno di qualcuno che mi risollevasse-pausa-Deve essere una cosa di famiglia. Papà ci portava a spalare la neve a prima mattina, solo per avere una scusa per poterla assaggiare”

Inizia così il mio Natale, a metà Dicembre, mentre siamo in auto a percorrerre le strade di una Legnano innevata, romanticamente nebiosa, io, mio marito ed una bambina poco più che settantenne che con un’emozione gentile lascia entrare dal finestrino l’aroma del Natale.

Finalmente Dicembre!

Una mattina di Dicembre

Non ho bisogno di altro per ritornare a respirare, proprio così, quando il mondo per molti sembra girare troppo velocemente, io mi fermo, mi spoglio degli abiti che il tempo vuole a tutti i costi farmi indossare, indosso i calzini rossi, la salopette, la maglia con la renna felice e inizio il mio viaggio tra vecchie canzoni natalizie, aghi, palline, stoffe e biscotti.  Preparo i pop corn per farne ghirlande, dolcetti per profumare casa e ballo, saltello a dire il vero, fino a quando non arriva il momento perfetto…quando ci si sente emozionati come lo si era aspettando Babbo Natale, sotto le coperte ben nascosti per non farsi vedere, accovacciati in un agguato che durava fino a quando il sonno non ci rapiva. Esattamente in quell’istante io mi distendo, socchiudo gli occhi e mi metto ad ascoltare…

Non lasciatevi ingannare dallo stress, dalla tristezza o ancor peggio dalla storia del consumismo, non c’è nulla di questo nel Natale di cui vi parlo.

Vorrei che tutti vi fermaste per un attimo a respirare, magari seduti ai piedi dell’albero addobbato con quella pallina che avete appeso con vostra sorella quando eravate troppo piccoli per arrivare ai rami più alti. Osservate le luci intermittenti e vedrete vostro padre che le provava tutte prima di montarle sull’albero, riascolterete la voce di mamma che al telefono elencava gli ingredienti del cenone a vostra nonna che sapeva sempre i posti giusti dove acquistarli. Se ne avete la pazienza provate a costruire il presepe, non importa se ne siete capaci, imparerete ad apprezzare i ricordi che si celano nel sistemare la casetta più piccola in fondoper creare la prospettiva” come faceva il nonno assieme agli zii attenti a carpirne i segreti. Così ogni piccolo gesto, vi ricondurrà tra le braccia di tutti coloro che vi hanno amati e riascolterete le voci di chi credevate di non poter sentire più…

Decorazioni Natalize fatte a mano

pallina di Natale

albero di Natalejpg

Cucinate, cantate, condividete e sorridete: questo è il mio Natale, buone feste a tutti!

orange drops

Abbraccia un albero

Quando ero piccola, mi mettevo spesso sotto l’ombra di un albero e gli raccontavo i miei segreti, quasi mi potesse ascoltare, gli parlavo dei miei problemi, dei miei amori e per ringraziarlo lo stringevo forte forte, promettendo di tornare il giorno dopo. Allora non mi sembrava tanto strano, ma crescendo la percezione delle cose può cambiare…
Gli alberi, questi grandi signori della natura, ci accompagnano da sempre nel viaggio della vita. Spesso ci si dimentica che molti di loro sono a questo mondo da molto più tempo di noi, unici testimoni viventi di epoche passate.
Spesso li vediamo rappresentati nelle fiabe quali esseri animati, capaci di grandi imprese, come giganti pronti a venirci in aiuto..certo sono solo fiabe, eppure, se solo vi fermaste a riflettere per qualche secondo, scoprireste che non c’è nulla di fantasioso dietro l’affermazione che gli alberi tengono in piedi il mondo.
Con le loro radici, tengono la terra unita, con i loro tronchi danno casa a uomini e animali, con le loro fronde ci danno l’ossigeno senza il quale noi non potremmo vivere,  con i loro frutti ci danno da mangiare… non sono favole.
I nativi americani chiamano gli alberi ” le persone in piedi”, essi non sono semplicemente immobili, direi che sono radicati nella loro esistenza con vitalità e consapevolezza, prendendosi cura del mondo.
Loro, che nell’antichità venivano visti come legame tra cielo e terra, sono stati abbandonati dall’uomo moderno che li riduce a legna da ardere. Loro, i guardiani di tutti i tempi, hanno perso la nostra attenzione, riducendosi alle volte, a semplici cose inanimate che nessuno nota più.
Eppure..sapevate che gli alberi interagiscono tra di loro, fondendosi, se necessario, l’uno all’altro? Essi si abbracciano, si sfiorano, si  prendono cura l’uno dell’altro proprio come facciamo noi quando ci innamoriamo.
Voi sapevate che le nostre vibrazioni e quelle degli alberi interagiscono tra di loro?
Come? Abbracciandoli, abbandonandosi al più antico degli abbracci capace di riconnetterci con il cerchio della natura. Un abbraccio può riequilibrare il rapporto tra gli organismi rimettendo l’uomo in una posizione di parità e non di arroganza rispetto al mondo vegetale.
Un abbraccio può essere un gesto talmente forte da sprigionare un’energia, che molti affermano essere curativa.
Questa antichissima pratica accomuna culture molto diverse e distanti tra loro: dagli indiani d’America ai tibetani, dagli aborigeni australiani sino a noi.
E allora, premete il vostro petto contro il tronco, fate in modo che l’ombelico si fonda alla corteccia, che la guancia affondi sul suo “viso” e stringete le braccia attorno al suo fusto e respirate…respirate a fondo.
Forse ad alcuni sembrarà folle, ma credo che sia giusto almeno provarci, come segno di rispetto verso un mondo, la natura, che non vediamo più.

Ambra