Un viaggio sullo sfondo del mio zaino

Ed eccomi qui, alle prese con zaino, scarponcini, maglie termiche, sacco a pelo ed una lista ancora non scritta di cose da portare con me in quello che sarà “il grande viaggio”.

Tra meno di un mese partirò per l’India con tre amiche munite di guida, zaino e nient’altro. Non è di certo il mio primo viaggio, tutt’altro, sono tra quei fortunati che per diletto e per lavoro sono abituati a considerare una valigia il proprio armadio eppure mai come questa volta percepisco un’emozione difficile da decifrare. Sarà per le difficoltà incontrate prima di prenotare definitivamente il volo, difficoltà che in effetti mi hanno messo in testa di stare forzando il destino. Sarà perchè io visiterei tutto il mondo ma io in India non ci volevo nemmeno andare reputando di aver passato l’età per questo specifico viaggio, sarà perchè partirò con le MIE amiche che in India ci vogliono andare e “guai a te se non vieni”, resta il fatto che mi sento emozionata e questo lo identifico con l’inizio del viaggio. Perchè il viaggio per me inizia con le vibrazioni che conducono la mia mente lontano nello spazio in sella ad un cavallo che io chiamo “chissà”…cosa succederà.

Ed ecco che inizio a leggere i libri scritti da questo popolo, mi scopro ad osservare il cielo, a pensare a cosa accadrà. Penso alle immagini che come foto rimarranno impresse nei miei occhi, ai viaggiatori che conoscerò, ai colori, i sapori e agli eventi che inevitabilmente mi cambieranno da quella che sono oggi. Perchè in fondo è questo che si cerca nel viaggio, una nuova sfumatura di se stessi che non si riesce a scorgere nella vita quotidiana.

Questa sono io, voi che viaggiatori siete?

Spegni l’ iphone e connettiti con il mondo!

“La tecnologia influenza in modo decisivo il benessere degli individui e della collettività, nonché la capacità di tutte le specie animali di controllare e adattarsi al proprio ambiente naturale.” (wikipedia)

Ergo, la tecnologia dovrebbe rendere più semplice la nostra vita su questa terra. Dico dovrebbe poichè seppur ritenendo estremamente interessante tutto ciò che ruota intorno all’elettronica, mi rendo conto che stiamo viaggiando su un binario che ci allontana sempre più dalla qualità della vita e dalla semplicità e per quanto assurda possa sembrare questa affermazione, trovo che la possibilità di “una comunicazione globale” ci abbia resi estremamente soli.

Sempre più spesso mi ritrovo in situazioni che mai avrebbero avuto luogo ai tempi delle cabine telefoniche, senza voler andare a paragonare il nostro tempo a quello del focolare domestico quando intere famiglie trascorrevono allegramente le loro vite tra 4 mura e 10 materassi.

Io sono cresciuta in un tempo in cui i telefonini erano solo per pochi e gli appuntamenti con gli amici erano sacrosanti perchè ci si rivedeva dopo intere giornate di “segreti” ancora non condivisi. La mia vita era fatta di eventi che mi avevano emozionata, sconvolta, ferita, eventi in attesa di essere confidati e allora si alzava la cornetta e ci si dava un apputamento che sembrava già di per sè un evento,un appuntamento che non si voleva e non si poteva rimandare. Così cresceva l’aspettativa, l’emozione di incontrarsi e si partiva da casa prima per non rischiare di avere imprevisti e lasciare aspettare un amico su di un marciapiede solo soletto. E quando ero io ad aspettare, mi preoccupavo, mi affannavo alla ricerca di un gettone scatenando inevitabilmente altri eventi, come conoscere nuove persone (perchè avevo la scusa del gettone) avendo addirittura nuove avventure da raccontare a quel mio amico che stava tardando. Nel peggiore dei casi scattava la telefonata a casa che mi metteva sempre quell’ansia da “presentazione”, il cuore scoppiava al pensiero di parlare con i genitori ma non avevo scelta e quindi : ” Buona sera, sono Ambra De Gennaro, posso parlare con….”  e da quel momento tu non eri solo un nome , ma una voce, una personalità, perchè con quelle parole avresti dimostrato di essere educata, rispettosa e preoccupata per loro figlio. Possono sembrare sciocchezze, ma con l’avvento del cellulare è scomparso il primo passaggio importante della comunicazione.

Con le ultime tecnologie poi le cose sono diventate ancora più complicate.

Le persone condividono informazioni tramite i social network, passano le loro vacanze a far foto da mostrare immediatamente agli altri venendo meno a quel patto di esclusività che ci dovrebbe essere tra amici. Con un semplice gesto si bypassa completamente tutta una serie di eventi. Non c’è più l’attesa, non si sente più la mancanza della persona partita perchè è sempre lì a portata di click, non ci sarà nessuno a preoccuparsi per te, rendendosi conto di quanto ci tenga davvero alla vosta amicizia, non c’è più la sorpresa, il racconto emozionante ed intriso delle proprie sensazioni, gli odori ed i colori diventano dati di fatto spiattellati in una foto nitidissima ma emozionalmente sterile. Stiamo letteralmente uccidendo i rapporti umani!

Per non parlare della conversazione irrimediabilmente veicolata, controllata e compromessa dall’eccessiva accessibilità delle informazioni tramite i maledettissimi iphone, ipad e compagnia bella.

Parlo di quando sono a tavola a parlare di questo e quello e non ricordo il nome di un posto, di una strada, la data di un evento ed invece di prendermi in giro, tentare di ricordare tutti insieme e dire una serie di stupidaggini dando vita ad una discussione, mi ritrovo ad avere un’informazione “sicura” con una breve ricerca in internet che blocca qualsiasi dubbio… chissenefraga accidenti! Chissenefrega se la tour Eiffel è alta 2 metri o 150? Chissenefraga se il participio presente del verbo porre sia porrente o ponente, avrei preferito farmi una risata sentendo il parere dei miei amici anzichè avere un’informazione precisa e poco divertente. Ma sembra tutto compromesso, non c’è più possibilità di errore e paradossalmente la comunicazione si è tramutata in silenzio.

Non sentirò mai più un amico intonare una canzone per farmela ricordare, c’è you tube a portata di mano perchè non farmela ascolare direttamente, non ci sarà mai più il pomeriggio ricordi, invasi da foto e lettere e foglietti conservati per raccontare di noi, oggi c’è facebook che mi sbatte costantemente i tuoi ricordi in faccia. Non c’è più nemmeno la telefonata per sentire la voce di un amico, non c’è la necessità di incontrarsi per un caffè, il caffè posso farmelo a casa mia mentre ti mando un what’s up e magari posso scrivere un “come stai o un Buon Natale” generico così lo mando in copia alla rubrica e ho risparmiato tempo!

Inizia così il silenzio dell’anima, dell’io più profondo e  la voce viene rimpiazzata dal rumore di polpastrelli impazziti che mi sembra di conoscere meglio delle persone che ho accanto.

Mi giro un’istante e vedo un mucchio di persone infelici che cercano di convincersi/ci del contrario scattandosi foto mentre simulano di far baldoria difronte un obbiettivo che non racconterà mai che attorno a quel tavolo nessuno stava ridendo… Mi volto ancora e vedo persone che hanno 451 amici su FB e nessuno sul loro divano, mi volto e sento la mancanza del citofono di casa che sembra essere suonato solo dal postino ed i testimoni di Geova.

Mi volto ancora e vedo persone annoiate, tristi e depresse scambiarsi il numero di uno psicologo che “mi sta aiutando tanto” e mi chiedo come mai ci sia tanta necessità di pagare un estraneo per raccontargli della propria infelicità quando basterebbe spegnere la tecnologia e accendere il cervello per sentirsi un pò meno soli.

Ieri sono stata io a sentirmi sola, ho chiamato un’amica e le ho detto che stavo per passare a prendere un caffè, siamo uscite ed abbiamo incontrato una persona che aveva un forte bisogno di un abbraccio e quando ci siamo salutate abbiamo continuato a camminare e abbiamo incontarto per caso altri amici, una bimba che prendeva in giro il suo papà e ci ha riportato il sorriso così per un giorno il telefono, FB e tutto il resto erano in fondo ad una borsa buttata a terra, sotto un cielo autunnale e noi  in connessione con il mondo!

Ambra