Incidenti di primavera: maledette auto!

femore rotto gatto

Parole…sto cercando le giuste parole per iniziare questo articolo ma è uno strazio. Osservo le macchie di sangue sul pavimento e quelle orecchie mal conce stranamente abbassate come fossero le foglie di una pianta appassita. Supplì, mio amico da oltre 6 anni è sdraiato sulla poltrona, unico conforto che posso dare ad un gatto che non conosce gli agi di una casa in attesa che lunedì lo operino. Quella che vedete è la lastra del suo femore, spezzato in più parti da qualche auto che ha ben pensato di proseguire il suo viaggio senza nemmeno verificare se il gatto fosse vivo o morto. Ma il gatto è vivo stronzo, dolorante, acciaccato, graffiato, azzoppato e spaventato ma è vivo!

Nei primi giorni di sole sono cominciate le mie passeggiate in bicicletta, volevo annusare l’odore della primavera, godermi il suo tepore. Quando si rallenta il passo si nota improvvisamente il mondo. I campi di grano sono punteggiati del rosso dei papaveri, il vento leggero, a passeggio tra le spighe dorate, suona una musica che rallenta il battito del cuore. Gli occhi si intrufolano in angoli che in auto non avresti notato e come una lente ingrandiscono la bellezza celata nel microcosmo che ci circonda. La primavera è un momento magico, una pausa per l’anima ingrigita dal tempo. Gli uomini sanno essere dei tali ciechi di fronte alla celebrazione della vita..

Passeggiavo con la mia bicicletta sospinta dal vento, fischiettavo, ascoltavo il cielo in festa, mi meravigliavo. Non ero da sola, non lo ero affatto ma c’era spazio per tutti, per noi in bicicletta, per le donne a passeggio, per gli aerei e anche per le auto. Speravo ci fosse armonia, il mondo sembra un posto migliore sotto i raggi del sole ma non è così. Perché ci sono quelli che corrono, quelli che hanno fretta, quelli che gonfiano il petto per gongolarsi, quelli che il mondo appartiene a loro e a nessun altro e allora il canto degli uccelli viene interrotto dagli spari del dannato quagliodromo (che io neppure sapevo esistesse),  le biciclette fanno a zig zag tra le sagome di porcospini schiacciati ed il cuore ti si ferma per uno,due, tre secondi perché lo vedi il gatto volare dall’altro lato della strada e rimanere giù e la macchina va e forse nemmeno l’ha visto quell’essere che ora è lì sul ciglio di una strada da solo, lontano dai suoi affetti, incapace di scappare via dalla prossima auto.

Vivo in campagna, lontana dal traffico cittadino. Ho lasciato il mio gatto libero di godere la libertà che gli spetta. Qui intorno ci sono ricci, leprotti, galline e volpi e non un solo giorno da quando è iniziata la primavera la strada ha risparmiato la vita di un animale.  Qualche giorno fa è toccato al mio gatto scontrarsi con la strafottenza umana. Sembra uno zombie ma è ancora vivo e vederlo saltellare per far finta che va tutto bene, per non lasciare che i suoi predatori lo vedano indifeso mi spezza il cuore. Perché gli animali hanno tanto da insegnarci, la loro forza, la loro vitalità, la loro giustizia, la loro voglia di vivere, di farcela. Quando ho visto le lastre non potevo credere che fosse riuscito a fare una rampa di scale per venire a chiedermi aiuto ma lo ha fatto. E’ venuto da me quando ha capito che era troppo grave per farcela da solo e allora siamo andati dal medico speranzosi.  “Signora, sono 1500 Euro se vuole salvare il gatto”

Il mio gatto verrà operato lunedì, io quei soldi non li ho ma Supplì mi ha chiesto aiuto e non posso lasciarlo da solo. Fortunatamente ho trovato un altro veterinario che ci da una mano ad abbassare un po’ i costi ma resta il fatto che dovrà rimanere chiuso in una gabbia per 2 mesi immobilizzato se vuole salvare l’arto. Resta il fatto che mi sono trovata nella posizione di non poter aiutare il mio amico più indifeso perché se vuoi salvare un animale devi avere i soldi e che mi sono sentita dire da un altro “dottore” che ” 1500 euro non sono niente per uno di famiglia”. Ho il cuore spezzato e guardo il mio gatto che nonostante tutto è qui a farmi le fusa e in piedi su sole 2 zampe vorrebbe uscire fuori a rincorrere farfalle, perché gli animali dimenticano o forse perdonano chissà e questo è l’unico insegnamento vorrei imparare da tutta questa brutta storia.

Andate piano con le auto, lo so che non è sempre facile evitarli ma almeno provate, sono vivi come lo siete voi!

Ambra e Supplì

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La bella Milano: una gita in periferia.

“Che brutta Milano”, ci si fa l’abitudine a sentire la gente sparare a zero sulla città nascosta nella nebbia, “a Milano non ci sono nemmeno i milanesi” , “per non parlare poi della periferia, un agglomerato informe di fabbriche e autostrade”…

Io che poi sono del sud dovrei essere la sua nemica peggiore eppure… eppure io l’ho vista Milano e non sono stata pervasa da un senso di disgusto come m’aspettavo, non ho visto lo squallore e tantomeno ho sentito il “freddo” di cui tanti parlano. Io ho provato solo una grande malinconia nell’apprendere che questa bella Signora è stata dimenticata…

Povera Milano, con il suo grigiore, con le sue strade affollate.

Povera Milano, con la sua gente che vuole andare via.

Povera Milano, con la sue ciminiere, le fabbriche e le acque inquinate.

Povera, povera  bella Milano, ti osservo e diventi mia.

L’inverno è appena passato, l’incanto dei boschi di ghiaccio sta lasciando la scena, tra pochi giorni sarà primavera, e dalla nebbia, riemergono i tesori di una provincia che si stenta a riconoscere. Milano non è solo la città caotica che tutti conosciamo, Milano è prati, campagne e fiumi che rallegrano l’anima, che raccontano storie che noi non abbiamo vissuto, è nella sua periferia che rivela la sua bellezza.

Certo non nego la presenza delle ciminiere, nemmeno vi dirò di non aver visto le fabbriche e le zone devastate dal cemento ma ci sono posti in cui è proprio la presenza di quella rivoluzione industriale che ha dato da mangiare a tante persone, a dar voce al desiderio del riscatto.

Basta guardare questi luoghi con un pò d’amore.

Passeggiando lungo i navigli ci si ritrova immersi nel verde dei boschi, si costeggiano campi di grano, canneti, prati fioriti di pervinche e viole, gli alberi imponenti profumano l’aria frizzantina tipica di questi giorni ed il sole si specchia sulle acque limpide del Ticino.

D’improvviso le ciminiere diventano giganti che raccontano la storia di padri che trovano lavoro, di braccianti, di barcaioli che risalgono le acque di fiumi azzurri per costruire dighe e case. Mi sembra di vederli quei grandi blocchi di marmo rosa che sfilano davanti ai contadini, ai raccolti di grano, ai bambini che corrono nei campi. Mi sembra di sentire il chiacchierio delle donne che parlano del grande Duomo che vogliono costruire con quelle pietre colorate.

Sullo sfondo vedo i ruscelli  che si lanciano nei mulini, il profumo dei panni messi ad asciugare sulle rive del fiume, poco più sopra il riflesso di una bicicletta rossa ed un viso, il mio, che sorride scorgendo “Milano”.

P.s.

Se volete godervi una bella giornata in bicicletta approfittate delle piste ciclabili che costeggiano il Ticino, nelle foto vedete alcuni scorci del percorso che va da Vizzola Ticino (VA) a Robecchetto con induno (MI), 20 km circa di pista ciclabile.
Durante il tragitto incontrate anche alcuni punti di ristoro e aree per fare dei picnic.

Buona passeggiata
Ambra