Noi,14 kg sulla schiena e l’India attorno episodio 4

All’alba piccole bandierine colorate mi risvegliano dal torpore, fa freddo ma silenziose preghiere portate dal vento mi isolano in un vortice caldo. E’ l’alba ed in lontananza vedo le valli emergere dalla notte assieme alle tuniche rosse e gialle che salutano il nuovo giorno.

Lung-Ta all'alba

Lung-Ta all’alba

Il nostro viaggio passo-passo ci sta conducendo in una realtà troppo distante dalle verità occidentali che come macigni ci hanno indurito l’anima.

Davanti a me si schiera una piccola armata di speranza e parole d’amore affidate al vento: i Lung -Ta .

pace all'alba

Queste bandierine colorate sussurano mantra a me sconosciuti, regalandomi la sensazione che tutto andrà bene. E’ confortante la consapevolezza che una parte del mondo sia “libera” dall’egoismo che incatena l’essere umano, qui esiste un popolo che affida al cielo un pensiero positivo per tutti, indipendentemente dalla razza e credo.

Mi stravolge sapere che proprio coloro che auspicano all’illuminazione vivano nell’ombra, mi ferisce il pensiero che le loro voci siano prigioniere di queste montagne, indifese di fronte ad un’economia che come un demone tiranno, ci ha bendato occhi e bocca. Che ci abbia privato anche del cuore?

Con questa sensazione di ingiustizia ci inoltriamo per le strade di Mcleod Ganj. Il sole si riflette nel fiume che scende a valle, rotolando tra le rocce che raccontano di uomini volenterosi, di speranza e preghiera. Decidiamo di risalire il fiume arrampicandoci per una scalinata che ci leva il fiato tanto è ripida, così a turno ci fermiamo a recuperare le forze ma sguinzagliamo gli occhi liberi di vagabondare tra capre e mucche a passeggio, monaci raccolti in meditazione accanto  i loro vestiti messi ad asciugare sulle rocce del fiume. Di tanto in tanto incontriamo persone che vogliono dare  una mano, persone che ripuliscono la terra dai rifiuti lasciati da altre persone…incontriamo artigiani, intagliatori di legno che ci mostrano i loro lavori, conosciamo uomini e le loro storie, incontriamo la natura e la sua infinita bellezza.

Sento la necessità di fare la mia parte, voglio superare i miei limiti, voglio essere più di un granello di polvere, voglio essere un masso gigante che cambia il corso del torrente, voglio ESSERE e lo voglio ora!

Osservo le ragazze, ci conosciamo da molti anni e alle volte non c’ è bisogno di parlare per capire cosa succede. Questo è uno di quei momenti, ho la sensazione che ci troviamo tutte esattamente sul bordo del limbo, pronte a compiere quel passo, in attesa solo di capire dove mettere il piede, in quale direzione dirigersi… ed eccoci qui, 4 viaggiatrici  scalze sull’uscio della residenza di Sua Santità il Dalai Lama, un respiro profondo e faccio il primo passo nel mondo che “non c’è”.

Le ruote della preghiera

Le ruote della preghiera

In senso orario, ” Girate sempre in senso orario”. E’ il primo insegnamento che ci impartisce Paola.

I suoi bimbi ci fanno strada tra le stanze di preghiera. Sono felici, osservano il loro culto inchinandosi di fronte le statue sacre, pregano, sorridono, osservano. Di tanto in tanto Paola gli fa cenno di non invertire il passo: “in senso orario bambini”. Correggono il passo, fanno attenzione che anche noi procediamo nel verso giusto e sgattaiolano verso i chokhor, le ruote della preghiera. Io come un gatto li seguo, osservo questo mondo antico e così nuovo ai miei occhi facendo attenzione a dove metto i piedi. Sono ammaliata da questo modo tanto sereno di essere religiosi. Vorrei che le nostre chiese fossero così, accoglienti e gentili, vorrei potermi sentire protetta come mi sento qui.

Giro le ruote stando al passo delle due pesti divertite dalla mia espressione esaltata nel compiere un gesto tanto comune. “Perché devo girarle in senso orario?”  “Per la crescita spirituale , per liberare il Karma e perché girandole liberi le preghiere avvolte all’interno verso l’esterno…” Paola continua a spiegare, non sono sicura di aver capito il perché del senso orario, deve avere a che fare anche con l’universo, so solo che continuo a visualizzare la parola altruismo davanti al mio volto, quasi fosse un’insegna luminosa, le ruote girano sotto le mie mani ed il mondo mi sembra meno solo.

dal dalai

Finito il giro, entriamo nel museo dove tutta la storia del Tibet e della guerra che lo ha travolto, mi piomba addosso schiacciandomi. Il profondo senso di ingiustizia che mi stava abbandonando mi trascina nuovamente da una foto all’altra, in breve passo dal rancore alla rabbia, dal dolore alla disperazione ed ogni parola di speranza che leggo mi sconvolge. 1959 occupazione del Tibet, siamo nel 2013 e la situazione non è cambiata, sembra tutto troppo recente per essere reale, il mondo è dannatamente ingiusto. Sul volto delle mie compagne leggo lo stesso dolore, le stesse domande: possibile che stia accadendo tutto questo e che nessuno faccia nulla? Perché in televisione vedo solo gossip e stupidaggini mentre qui si danno fuoco per ottenere quella visibilità che da noi si ottiene mostrando corpi nudi al sole, baci rubati e ancor peggio liti programmate a tavolino per intrattenere il pubblico adulante?

Perché un uomo che si toglie la vita per chiedere aiuto non fa notizia?

Esco, mi manca l’aria, mi sento complice di un complotto e la mia felpa made in China mi da il volta stomaco. Sono furiosa, turbata, delusa e sono qui tra monaci e monache dal cui volto trasuda un mondo in cui trovo tutto tranne rabbia. Mi sorridono mentre scompiglio i capelli di un bambino che nella sua giovane vita ha già assaggiato il dolore e la paura, quando attraversando di notte l’Himalaya, ha lasciato l’abbraccio dei suoi genitori. Non posso nemmeno immaginare… Mi chiamano dal fondo della via , ingoio le lacrime e mi avvicino ad una pentola che sbuffa vapore.
“Vuoi assaggiare?” Non ho molta fame e ammetto che non vorrei ammalarmi mangiando per strada, ma la mano che mi tende questa strana pallina bianca è di una vecchietta tibetana e non riesco a rifiutare. Assaporo i miei primi momo, hanno un aspetto sospetto ma i bambini li divorano seguiti subito da Ale, T e la Roby . Assaggio. Il sapore è delizioso, così come lo è questo variopinto quadretto che pian piano si dipinge attorno a noi.

La giornata passa tra tè al masala, caffè, compere e piccoli insegnamenti, alle 2100 Dan ci verrà a prendere per portarci nella città dello yoga.

Non sono pronta a partire, c’è tanto da fare, vorrei fermarmi ancora, ho bisogno di rimanere, di capire, di trovare il mio posto… ed eccoci, io e la Roby, Paola, la sua grande famiglia in un corteo di candele che  illuminano il passo dei monaci ed il loro canto. Ripercorriamo ogni vietta di Dharamsala intonando preghiere, manifestando la nostra volontà di essere al loro fianco,  nella luce di un tramonto che non posso e non voglio dimenticare.

In me una nuova certezza: ritornerò!

tramonto

Questo slideshow richiede JavaScript.

Se volete maggiori info su come dare una mano a questo popolo date un’occhiata a questa pagina FB dove potrete acquistare prodotti creati direttamente dai rifugiati. Paola, la ragazza che ho avuto modo di conoscere in questo viaggio, si occupa personalmente in loco, con amore e profonda dedizione di aiutare le persone che hanno maggiore bisogno, attraverso diverse iniziative. Se siete interessati ad aiutare tramite adozione a distanza, scrivete pure a questo indirizzo: paola.neve.martani@gmail.com 

Non lasciamoli soli!

To be continued….

Annunci

Noi,14 kg sulla schiena e l’India attorno episodio 3

Sempre in auto percorriamo per circa 6 ore un’area finalmente rurale, disseminata di piccoli villaggi fatti di paglia e sterco di mucca. Sui bordi delle strade vedo le pagnotte di cacca messe a seccare, mucche che prendono il sole e donne bellissime alle prese con carichi enormi sul capo. E’ giorno e finalmente riesco a tirare dei lunghi respiri, le ragazze dormono dopo il primo pasto indiano, un misto di cipolle e aglio, curry, peperoncino e chissà cos’altro che ringraziando il cielo ha deliziato tutte altrimenti si morirebbe con i finestrini chiusi.

Sono eccitata, stanca, eccitata e ancora stanca, la guancia destra è spalmata sul vetro, gli occhi vorrebbero chiudersi ma non posso fare a meno di guardare, curiosare tra i rami degli alberi che nascondono scimmiette alle prese con i loro giochi. I raggi del sole al tramonto fanno capolino tra i varchi delle rocce che si tuffano su un torrente che arriva da chissà dove.

Gli ultimi km che ci dividono da Dharamsala procedono per tornanti che si inerpicano sulle montagne, l’aria diventa sempre più fredda ed i due strati di panni che indosso non bastano più a trattenere il calore.

Sono disorientata, non so esattamente dove ci troviamo, ricordo di aver concordato questa destinazione ma non ricordo affatto il perché.

” Roby ma che c’è qui? ” Lei si volta, alle sue spalle d’improvviso compare una catena montuosa che mi sembra di riconoscere. Un sussulto, l’idea che sto per coronare un sogno, l’agitazione, la gioia ed un nome, quello che porto nel cuore rimbomba in questa macchina che ora non può più contenermi :”il Dalai Lama!”

Ai piedi del gigante: vi presento l'Himalaya

Ai piedi del gigante: vi presento l’Himalaya

Ci sono, ci sono davvero, voglio scendere da questa macchina, ho bisogno di respirare, devo vedere, toccare, annusare, devo vivere. Devo sapere che non sto dormendo, che davvero sono qui, di fronte alle montagne sacre e devo incontrare Sua Santità il Dalai Lama, voglio abbracciarlo dirgli che mi dispiace e che gli voglio bene. Si, io voglio bene al Dalai Lama, perché è una brava persona e …oddio che sto dicendo, non posso mica parlare così? O forse si..chissà, chissà se lo vedrò, cosa gli dirò, se potrò avvicinarlo. Chissà, so solo che sono qui ed ho fretta, fretta di arrivare.

Ancora uno sguardo a questa signora gentile

Ancora uno sguardo a questa signora gentile

Sono pronta a vedere pagode, stupa, case decorate a festa, immagino un piccolo villaggio grazioso arroccato ai piedi dell’Himalaya ma quando arriviamo a McLeod Ganj succede l’impensabile: sono delusa. Attorno a me uno scenario di case normali, non vedo templi ma negozi e qualche ristorante. Sembra tutto molto vecchio o troppo nuovo, lontano dall’idea di solennità che avevo in mente. E’ tutto qui mi chiedo? Dov’è il paesino tibetano che avevo in mente? Dov’è la loro storia, il loro amore per la natura? Dov’è il Tibet!!!

I miei occhi rimangono spalancati su questo scempio urbanistico, per di più Paola, il nostro aggancio sul posto, ci dice al telefono che la sera è meglio non uscire.  Rinunciamo e andiamo a mangiare qualcosa sotto l’hotel.

Mi siedo in questo ristorantino che sembra essere l’unica cosa simile alle mie aspettative, ordiniamo… Il mangiare ha nomi impronunciabili ma è ottimo. I piatti sono tipicamente tibetani, più leggeri di quelli indiani, più dolci, meno elaborati… non so perché, ma mentre mangio mi si addolcisce il cuore, in qualche modo mi calmo. Arriva Paola, che scopriamo ora essere una ragazza di soli 24 anni, vive qui e da una mano ai tibetani in esilio. In esilio….tibetani in esilio….Dharamsala è la capitale del Tibet in esilio….. con queste parole in mente scendiamo per il bosco noi quattro, Paola, i due bimbi di cui si prende cura e la luce della luna. Il cielo è incendiato dalle stelle, si intravedono le vette innevate dei monti. Ci teniamo tutti per mano per non cadere, i bambini ridono, il bosco rimane in silenzio e nel buio io inizio a vedere. Eccolo il posto meraviglioso che cercavo, eccolo qui, non davanti i miei occhi come ingenuamente mi aspettavo, ma tutto intorno e dentro, dentro all’anima che grida ad alta voce: libertà! Capisco ora la magia che mi avevano accennato ma non potevo vederla dovevo sentirla perché questo viaggio non è fatto per guardare ma per vedere e sentire con quel terzo occhio di cui tutti tanto parlano forse.

Questo è il posto più bello del mondo, dove i tibetani , donne, uomini e bambini arrivano rischiando la vita per difendere il loro diritto alla libertà, questa è la loro casa provvisoria in attesa di poter tornare nella loro terra. Qui è dove il Dalai Lama con estremo amore difende il suo popolo, qui è dove la compassione diventa una mano che si può afferrare.

Mi fermo, mi vergogno per aver guardato con gli occhi e non col cuore, respiro ed improvvisamente piango.

Never give up

Ci sono troppe cose da dire, continuerò ma non oggi, ora è tempo di metabolizzare.

To be contined…