Incidenti di primavera parte seconda ovvero storia di un gatto ed il femore rotto

Ho visto che in molti, purtroppo, sono interessati all’argomento femore rotto gatto, ragion per cui spendo due parole per aggiornarvi ed entrare un po’ più nello specifico qualora possa esservi d’aiuto.

Come molti di voi già sanno, Supplì, il mio gatto di 5 kg, nel mese di maggio è stato investito da un’auto, l’impatto è stato tanto violento da spezzargli in più punti il femore. Inutile dirvi che io sono entrata nel panico più assoluto, primo perché il mio migliore amico stava da cani, secondo perché per aiutarlo avrei dovuto spendere una cifra che non avevo a disposizione ( la maggior parte dei veterinari partiva dai 1500 euro) ed in più avrei dovuto sottoporre il gatto a quella che io ho visto come una tortura.

In breve, esistono due tipi di operazioni diverse: la più cara prevede l’innesto di una placca sull’osso e poi almeno due mesi di degenza in gabbia, la seconda, più economica, prevede il blocco dell’arto con l’ausilio di un chiodo che mettono all’interno dell’osso, collegato in 2-3 punti da dei chiodi autofilettanti che spuntano all’esterno e fissati ad una maniglia, la degenza è la stessa della prima. Il primo veterinario mi ha sconsigliato la maniglia dicendomi che ci sarebbe stato il rischio che il gatto, in preda al panico, si sarebbe tirato via la zampa rimanendo incastrato con la maniglia da qualche parte e ha puntato tutto sulla prima operazione, ma tra una cosa e l’altra la spesa minima sarebbe stata di 1400 (prezzo di favore) più extra.

Extra, questa parola merita grande attenzione!  Per extra si intendono le varie visite al quale il gatto verrà sottoposto nei mesi a seguire, il  mangiare specifico nel caso il gatto abbia problemi di stomaco dopo l’operazione, la sabbia per la lettiera (il mio era un gatto di strada), la lettiera, l’eventuale gabbia che dovrete procurarvi da soli e per finire i medicinali, medicinali che in Italia costano 10 volte più di quelli ad uso umano. Antibiotici, anti parassitari (nel mio caso), antidolorifici, antidiarroici, calmanti e calcio. Solo un esempio, il calcio costa 27.00 Euro e dura una ventina di giorni, sono trascorsi quasi 4 mesi ed ancora Supplì ne ha bisogno, quindi a conti fatti, avrei speso 1500.00 euro per operarlo, circa 250.00 per i medicinali più diciamo altri 250 per le visite, 100 per la gabbia… insomma 2000 euro non sarebbero bastati.

Cifra decisamente troppo alta per sborsarla tutta in una volta senza parlare che per le la diagnosi  (lastre e analisi sangue) sono partiti 150 euro senza nemmeno avessi il tempo di dire se li avessi o meno.

Solo chi ha a che fare con gli animali sa a quale stress psicologico si è sottoposti quando uno di loro sta male, si è pronti a dare il cuore se fosse possibile e purtroppo LORO, quelli che dovrebbero aiutarci, lo sanno e fanno perno su questo. Nel mio giro di telefonate per cercare alternative fattibili, mi sono ritrovata a parlare con veterinari (ci dovrebbe essere un altro termine per sta gente) che hanno cercato di spillarmi 2000 euro facendo perno sul fatto che il mio Supplì fosse parte della famiglia e che non dovevo badare a spese. £$%$£&$%$& solo parolacce per loro!!!

NON CI CASCATE! Parlo a voi che siete con le lacrime agli occhi, a voi che vi sentite impotenti, chiamate un’amico che vi aiuti a pensare a mente fredda, usate i social network se non conoscete veterinari onesti, qualcuno vi darà ascolto e vi aiuterà, se potete contattate le università veterinarie, più economiche e tecnologicamente all’avanguardia e se siete nel panico fermatevi un secondo, prendete fiato e non disperate. Prima cosa da fare mettete il gatto al sicuro, se avete una gabbia mettetelo dentro in modo che non possa peggiorare il danno, io non ne avevo e ho rimediato con una poltrona privata del cuscino in modo che fosse bassa e lui non potesse fare balzi fuori. In questo modo si è messo a dormire per la maggior parte del tempo senza camminare in giro.

Io ho trovato delle veterinarie oneste a Milano, ed insieme abbiamo deciso di tentare con la maniglia dato che stando nella gabbia per 2 mesi non era vero che avrebbe rischiato di tirare via la zampa!!!! 

L’operazione è durata un paio di ore perché il mio gatto è speciale 🙂 ma credo che in un’ora e mezza di norma si risolva alla grande.

L’operazione mi è costata 800 euro, naturalmente sto parlando della visita, anestesia, operazione, sala ( la mia veterinaria si è appoggiata ad uno studio esterno quindi è costato un po’ di più) , castrazione ( il mio gatto era intero) e  rimozione della testa del femore ( 200 euro di differenza altrimenti sarebbe costata 600) perché non è stato possibile salvarglielo. Le ragazze mi hanno anche dato i medicinali per i primi 10 giorni di cure aiutandomi non poco.

Supplì è stato poi messo in una gabbia grande (80 x 90) grande abbastanza da contenere lettiera, vaschette cibo e acqua e gatto che doveva poter solo sgranchire le zampe e niente più. La gabbia era di un’amica che aveva i cincillà, io l’ho foderata con del cartone per metà dell’altezza in modo che il gatto non si facesse male agitandosi e ho ridotto l’altezza a circa 60 cm in modo che potesse stare in piedi ma non saltare.

La maniglia viene completamente fasciata in modo che la ferita rimanga pulita ed il gatto non sia esposto a pericoli nel movimento, la fasciatura viene sostituita ogni 15-20 giorni dalla veterinaria che ne approfitta per controllarlo. Ogni lastra fatta durante i controlli mi è costata 15 Euro, chiedete al “vostro” veterinario le sue tariffe in modo da controllare che non ci marci sopra ( a me ne avevano chiesti 35-40)

Supplì è stato chiuso in gabbia, senza mai mai uscire per 2 mesi, avrebbe dovuto tenere il collare per altrettanto tempo ma poco a poco gli ho insegnato a resistere alla voglia di leccarsi (dove era la maniglia) . Per un mese e mezzo glielo levavo quando ero in casa e potevo controllarlo e lo rimettevo di notte o quando uscivo, poi ha capito ed è stato sempre senza per tutto il tempo. Se siete in questa situazione armatevi di tanta pazienza e trovate un comando che lui possa capire, ci vorrà un poco ma ne vale la pena perché con il collare fa fatica a dormire e a mangiare, almeno senza quello riesce a riposare e alla fine non noterà nemmeno più la maniglia che tra parentesi è grande quanto una mano.  Per farlo stare calmo vi daranno dei tranquillanti ma io mi mettevo seduta a terra vicino la gabbia e gli suonavo le campane tibetane i primi tempi, Supplì si calmava dopo poco e si addormentava così ho evitato di dargli altre schifezze che avrebbero peggiorato la sua diarrea ( per 2 settimane è stato male con tutti quei cavolo di medicinali).

Tenete sempre la gabbia pulita, io ho usato i fogli di giornale perché la stoffa, etc… si riempie di peli e sabbietta e non lo tiene pulito. La prima settimana ho dovuto pulire la gabbia anche 4 volte al giorno perché con il collare non riusciva ad usare bene la lettiera e non avendo pieno appoggio sulle zampe lanciava cacca ovunque. A questo proposito munitevi di fazzoletti appositi o ovatta umida per pulirgli il sedere perché povera bestia, col collare non riesce nemmeno a farsi un bidet.

Dopo due mesi abbiamo scoperto che non era ancora guarito e ne abbiamo fatto passare un’altro ma a questo punto  ho tenuto Suppli libero per casa sotto la mia supervisione in modo che rafforzasse i muscoli e si sgranchisse le zampe. Chiedete al veterinario chiaramente ma noi abbiamo fatto così e lui se n’è stato bello pacioso a dormire mattina e sera senza far danni vicino a noi in cerca di coccole. Non deve saltare e non deve mai stare da solo quando è libero perché il gatto non considera l’ostacolo maniglia e si comporta come non l’avesse con il risultato che si incastra ovunque e rischia di strapparsi via tutto.

Finalmente 3 mesi dopo leviamo la maniglia sotto anestesia, la mia veterinaria decide di lasciargli il chiodo che corre all’interno del femore per dargli maggiore supporto, (costo 100 euro più iva) .Supplì sta benone, vomita tutto il giorno per via dell’anestesia ma alla fine si riprende alla grande, adesso non ci resta altro da fare che stare in gabbia ancora una settimana e poi fare un po’ i riabilitazione per sistemare la parte alta del femore ( avendo levato la testa del femore Supplì dovrà fare “ginnastica” tra le mura di casa in attesa il corpo faccia la sua parte e riassesti il tutto). La storia dovrebbe finire qui ma dopo 2 giorni a casa, vedo la polpetta saltare via dal divano e correre a tre zampe ( calcolate che è tutto storto per via della testa del femore non saldata),  impaurito con tanto di pelo alzato. PANICO! Supplì non mi ha mai soffiato, in questi tre mesi si è fatto fare di tutto da me senza nemmeno mai graffiarmi ed ora non mi lascia nemmeno avvicinare!!

Complicazioni:  una scatola di antidolorifici dopo (altri 28 Euro) e altre 2 visite, scopriamo che il chiodo si è spostato e gli sta “punzecchiando la carne” , altra operazione, altra anestesia e finalmente oggi, non ieri ma oggi, ben 106 giorni dopo Supplì è sdraiato accanto a me, dovrà stare ancora 4 giorni senza leccarsi per via dei punti ma è il felice proprietario di un chiodo più corto e 4 zampe comode  e funzionanti. Tra un mesetto dovrebbe essere anche capace di una camminata seria, anca permettendo.

E’ stato faticoso? Si, non posso negarlo è stato impegnativo, frustrante, è stato penoso e difficile visto il lavoro che mi porta via 12 ore al giorno ma chiedimi se lo rifarei e ti direi 1000 vole si oggi, ieri no, ieri temevo aver fatto penare il gatto per niente, ieri sono arrivata a pensare che avrei fatto meglio ad addormentarlo per sempre ma oggi, oggi ringrazio il cielo e soprattutto gli amici. Gabriella che mi ha dato la gabbia, Elisabetta, Mauri e tutti quelli che si sono messi a disposizione per cercare le cose di cui avevamo bisogno. Ringrazio Roby per averlo tenuto quando io non c’ero  e tutti quelli che lo avrebbero fatto se ne avessi avuto bisogno, ringrazio Sara per aver cercato i veterinari veri, Serena per le medicine a buon prezzo e gli amici che mi hanno confortata quando non reggevo lo stress. Ringrazio mamma e papà Gorla per i passaggi in macchina e mamma, papà e Rugiada per avermi fatto piangere, sdrammatizzare e aver pensato per me quando il mio cervello non collaborava… Ringrazio Supplì per aver sopportato, collaborato e avermi voluto bene nonostante potesse sembrare lo stessi punendo ed infine ringrazio  te che stai leggendo perché vuol dire che stai provando a dare una mano ad un essere che da solo non ce la può fare e ti abbraccio forte per tutte le volte che ti sentirai triste. IO sono qui a disposizione se avrai bisogno.

Forza Supplì!

Il mio piccolo amico

Il mio piccolo amico con le “palle”

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La bella Milano: una gita in periferia.

“Che brutta Milano”, ci si fa l’abitudine a sentire la gente sparare a zero sulla città nascosta nella nebbia, “a Milano non ci sono nemmeno i milanesi” , “per non parlare poi della periferia, un agglomerato informe di fabbriche e autostrade”…

Io che poi sono del sud dovrei essere la sua nemica peggiore eppure… eppure io l’ho vista Milano e non sono stata pervasa da un senso di disgusto come m’aspettavo, non ho visto lo squallore e tantomeno ho sentito il “freddo” di cui tanti parlano. Io ho provato solo una grande malinconia nell’apprendere che questa bella Signora è stata dimenticata…

Povera Milano, con il suo grigiore, con le sue strade affollate.

Povera Milano, con la sua gente che vuole andare via.

Povera Milano, con la sue ciminiere, le fabbriche e le acque inquinate.

Povera, povera  bella Milano, ti osservo e diventi mia.

L’inverno è appena passato, l’incanto dei boschi di ghiaccio sta lasciando la scena, tra pochi giorni sarà primavera, e dalla nebbia, riemergono i tesori di una provincia che si stenta a riconoscere. Milano non è solo la città caotica che tutti conosciamo, Milano è prati, campagne e fiumi che rallegrano l’anima, che raccontano storie che noi non abbiamo vissuto, è nella sua periferia che rivela la sua bellezza.

Certo non nego la presenza delle ciminiere, nemmeno vi dirò di non aver visto le fabbriche e le zone devastate dal cemento ma ci sono posti in cui è proprio la presenza di quella rivoluzione industriale che ha dato da mangiare a tante persone, a dar voce al desiderio del riscatto.

Basta guardare questi luoghi con un pò d’amore.

Passeggiando lungo i navigli ci si ritrova immersi nel verde dei boschi, si costeggiano campi di grano, canneti, prati fioriti di pervinche e viole, gli alberi imponenti profumano l’aria frizzantina tipica di questi giorni ed il sole si specchia sulle acque limpide del Ticino.

D’improvviso le ciminiere diventano giganti che raccontano la storia di padri che trovano lavoro, di braccianti, di barcaioli che risalgono le acque di fiumi azzurri per costruire dighe e case. Mi sembra di vederli quei grandi blocchi di marmo rosa che sfilano davanti ai contadini, ai raccolti di grano, ai bambini che corrono nei campi. Mi sembra di sentire il chiacchierio delle donne che parlano del grande Duomo che vogliono costruire con quelle pietre colorate.

Sullo sfondo vedo i ruscelli  che si lanciano nei mulini, il profumo dei panni messi ad asciugare sulle rive del fiume, poco più sopra il riflesso di una bicicletta rossa ed un viso, il mio, che sorride scorgendo “Milano”.

P.s.

Se volete godervi una bella giornata in bicicletta approfittate delle piste ciclabili che costeggiano il Ticino, nelle foto vedete alcuni scorci del percorso che va da Vizzola Ticino (VA) a Robecchetto con induno (MI), 20 km circa di pista ciclabile.
Durante il tragitto incontrate anche alcuni punti di ristoro e aree per fare dei picnic.

Buona passeggiata
Ambra