La notte delle stelle: le Perseidi

C’è una notte speciale, quando il mondo non ha più età ed il cielo diventa un laghetto dei desideri sospeso nell’universo. Ogni anno, in ogni parte del mondo, milioni  di occhi sono rivolti al cielo, ogni anno per una notte sola, come un’armata di sognatori ci distendiamo su un prato, una collina, una spiaggia e ci emozioniamo osservando la volta celeste come fosse la prima volta.

Quella notte è sta notte e come ogni anno sono qui ad attendere che il sole ceda il palco alla notte e le sue stelle. A dire il vero, la maggior visibilità sarà tra domani e domenica, ma rimandare un appuntamento non fa per me quindi io sta notte sarò già lì, lontana dalle luci della città, immersa nel buio ad osservare Perseo e la sua chioma d’argento.

Di che chioma parlo? Della cometa (  dal greco κομήτης e κόμη chioma, capelli ) Swift-Tuttle che ogni 130 anni viene a farci visita dopo un lungo viaggio che ha origine in un regno gelido oltre l’orbita di Nettuno meglio conosciuto come fascia di Kuiper. Arrivata a noi, questa regina di ghiaccio, lascia che gocce imperlate le scivolino dalla “sublime” chioma e la terra, di lei innamorata, ogni anno vi si immerge in attesa di incontrarla ancora.

Ecco cosa accade nella notte di San Lorenzo, la realtà si mescola alla magia quindi se siete anche voi cacciatori di sogni, immergetevi nella notte e regalate uno sguardo al cielo.

Buona notte a tutti!

P.s. se siete nella provincia di Varese potreste andare qua

 

 

La lampada di Aladino: esprimi un desiderio.

Sei piccolo e tutti, personaggi più o meno sconosciuti, ti chiedono, con fare assolutamente naturale, come
se fosse la domanda più semplice della storia: “Cosa vuoi fare da grande?”
Sei piccolo e ti ritrovi a dare una risposta decisa senza riflettere se quell’estraneo abbia o meno il diritto di
porti una domanda tanto personale, perchè quando sei bambino, non c’è niente di personale, anzi…
Io mi ricordo con quanta frequenza mi venisse posto questo interrogativo così come ricordo con quanto entusiasmo io cambiassi regolarmente la mia risposta certa di ciò che volessi “davvero”.

Volevo essere un pompiere, uno scienziato, un’astronauta, una pittrice, una scrittrice, un’archeologo…una motococlista! Si, perchè a quell’età quella domanda risuonava più come : “cosa ti renderebbe felice?”
Il tempo passa e quel bambino continua ad entusiasmarsi per tutto ciò che scopre poter fare quando
sarà GRANDE, quando arriva all’adolescenza e ci si inizia a rendere conto che non si può fare proprio
tutto- tutto.

Bisogna  che ci si indirizzi verso un mestiere, perchè è necessario studiare per diventare qualcuno e non sempre si nasce nella famiglia barra nazione barra momento giusto per fare ciò che si vuole.
Nessun dramma, in effetti, quasi sempre si finisce a seguire l’amico più stretto : “quello che va
bene a lui, andrà bene anche per me
Gli adulti ci chiedono ancora cosa vogliamo fare da grandi, ma questa volta i toni sono meno amichevoli. Chissà come mai sembrano essere tutti un pò preoccupati quasi ci fosse fretta…
Ancora una volta quella domanda sembra lecita, un pò fastidiosa forse, ma lecita.
C’è ancora tutta la vita davanti a noi per scegliere, niente fretta così la risposta inizia ad essere più sfumata, non più un mestiere al centro delle nostre risposte, ma un quadro che mira a soddisfare le nostre necessità di quasi adulti.

Voglio girare il mondo, conoscere le culture diverse, la gente e vedere dove mi porta il vento
Si, il vento! Perchè a 18 anni, si è impossessati dalla poesia della vita, dall’avventura, dall’amore.
Andrò a vivere da sola e farò tutto il possibile per essere indipendente, il lavoro non sarà un problema!
E allora si parte ed il mondo sembra essere infinito, un posto pieno di occasioni da afferrare. Si conoscono mille persone ci si scambiano pensieri, consigli, confidenze e tra una birra e l’altra  ritorna quella domanda

“Cosa vorresti fare?”

In qualche modo, un interrogativo che chiunque poteva porci prima, diventa un approfondimento tra buoni amici, una confidenza personale che cerca di farci sentire più vicini. E allora giù di voli pindarici,  sensazioni contrastanti, necessità di rendersi unici, perchè  “da grandi” non è più così lontano e dove stiamo andando è  una meta molto meno distante.
Ci si rende conto che non c’è più tempo per fare l’archeologo, il pittore, l’astronauta… in qualche modo abbiamo fatto le nostre scelte e la maggior parte delle volte nemmeno consapevolmente.

Che sia per amore, per una pausa di riflessione o per un treno che sembrava importante non farsi scappare, ci si ritrova ad esserci fermati in questo posto e siamo diventati grandi.
Ho 33 anni, ho girato il mondo, incontrato gente e mi sono bevuta la famosa birra  al chiaro di mille lune piene di parole e speranze, ho 33 anni e nessuno più mi chiede cosa voglio fare da grande.
Non mi ero resa conto di quanto mi pesasse questo lungo silenzio fino a quando qualcuno non si è fatto avanti con aria interrogativa, è stato allora che ho capito a quanto si rinuncia crescendo.
Perchè si arriva ad un punto in cui non ci si aspetta più niente, si va avanti semplicemente, cercando di rimanere a galla. Di tanto in tanto ci si ritrova a fantasticare ad una vincita all’enalotto, ma i sogni difficilmente scrivono le loro storie dietro una montagna di soldi e allora l’unico desiderio che viene fuori è “smetto di lavorare e me ne vado !”
Forse è colpa della società, del mondo moderno che ci etichetta e vincola in territori non propriamente nostri, forse il mondo del lavoro è diventato ostile alle passioni e non è più grande di uno sgabuzzino ma forse è anche un pò colpa nostra che decidiamo di credere che sia troppo tardi.
Con l’aiuto di internet ho provato a domandare ad un gruppo di persone che desiderio avrebbero espresso davanti la famosa lampada di Aladino, sicura che sarebbe stato motivo di scherno, qualcuno avrebbe fatto delle battute, altri si sarebbero presi il tempo di pensarci forse ed infinine ci  sarebbe stata qualche risposta ben approntata ma incredibilmente…è stato quasi il silenzio.

Chi ha deciso di rispondere ha menzionato il desiderio di essere felice, libero dal giudizio degl altri, mio marito addirittura vorrebbe emigrare su Saturno (spero includesse la mia presenza), qualcuno, interpellato di persona, ha parlato della famiglia e del desiderio di ripercorrere i passi della propria, ma il resto?
Certo è possibile che le persone abbiano ben altro da fare che rispondere alle mie domande assurde nel bel mezzo della settimana lavorativa e sicuramente buona parte delle assenze le posso interpretare in questo senso, ma è possibile che io abbia toccato un discorso meno banale di quello che all’apparenza poteva essere solo una domanda per bambini?
Che questo sia effettivamente diventato un argomento tabù?
E poi penso a chi tra i miei amici non ha risposto pur essendo impegnati nella realizzazione di grandi imprese e mi vedo in dovere di tradurre la loro “assenza” nell’assoluta inconsapevolezza di essere loro stessi la lampada di Aladino. Perchè ci sono persone che non si sentono mai all’altezza ma che sono più in alto di quanto non sappiano, persone che fanno del loro meglio e conducono le loro vite per mano senza trascinarsi. Forse il peso dei propri passi ci mette in una condizione di disorientamento, forse alle volte non ci si rende conto di quanta strada si ha percorso.

Forse ad alcuni di noi, il futuro sembra un’inevitabile conseguenza dell’oggi ed è per questo che vi invito a tornare a qualche anno fa, a quando qualcuno di sconosciuto vi chiedeva chi avreste voluto essere e a rispondere con la stessa euforia di allora per vedere l’effeto che fa.