Ad ognuno il suo posto

E’ quando si procede lentamente e la percezione del mondo lascia la scia che ci si meraviglia. Alle volte è una piccola, quasi impercettibile, sensazione di gioia a far capolino in un copione che recita le nostre battute dal primo giorno che siamo venuti al mondo.

Mi viene da pensare a quel treno che tutti aspettano, perennemente in ritardo o forse invisibile, un treno che immagino semi vuoto, con passeggeri fantasma obbligati a restare. Io quel treno non lo voglio aspettare, anzi vi dirò che ho sempre sospettato che i treni corrano troppo. Dai finestrini sporchi i paesaggi diventano d’acquerello, un disegno confuso, liquido, troppo bagnato; io non so colorare con gli acquerelli!

Preferisco le matite, i colori ad olio al massimo, quelli che fanno fatica  a venir via una volta impiastricciate le mani, perché bisogna impiastricciarsi con la vita, o no?

Il mio posto me l’ha suggerito il vento, fresco, un po’ scontroso ma profumatissimo di liquirizia e timo e  la luce che, alle volte,  sembra volervi fare a gara e si va nascondere  tra le spighe che il vento piega.  Sono attimi, degli istanti di pura armonia con i sensi quelli che ci indicano la strada.

una via nei campi

E le strade vanno percorse a piedi, lentamente per non fare torto agli occhi in cerca di schemi e geometrie da seguire come in una mappa del tesoro.

pratoline

Mi guardo i piedi mentre parlo, ancora sporchi di vernice verde mare. “Ma il mare non è verde” direte voi, il vostro forse, il mio mare si. Il mio mare è del colore che ho tra le mani, rosa, azzurro, blu che importa quando si è intenti ad osservare il cielo che ci si tuffa dentro.

La mia strada me l’ha indicata il passato, un passato un po’ a pezzi ma sopravvissuto, che come un menestrello se ne sta al centro della folla a raccontare le sue storie.

capitello

Ad ognuno il suo posto, purché sia un porto sicuro, il mio posto è in un piccolo angolino del mondo, su una collina che sorveglia il mare. Di giorno mi tengono compagnia le cicale e di notte le stelle. Il mio posto non è grande, è quasi uno scoglio ma è il mio posto, la mia casa, il mio sogno palpabile.

Ecco dove sono stata in questi ultimi tempi, nella mia Grecia dove posso essere senza tempo.

Vi ho già parlato di Leros, questa piccolissima isola del Dodecanneso da dove di tanto in tanto vi scrivo nella speranza che nessuno si dimentichi di questo luogo che, in tempi non troppo lontani, è stato occupata dai soldati italiani. La prima volta che ho messo piede qui temevo non sarei stata accolta bene dai  suoi abitanti ed invece, eccomi anni dopo a fare il giro dei saluti prima di rientrare in Italia. Alle volte mi scoraggio e penso a quando sarò mai in grado di restare ma poi la vedo la strada, levo le scarpe e ricomincio a camminare.

Il canto delle cicale, vi presento casa, magari  un giorno ce la racconteremo lì, a piedi scalzi sotto l’ombra degli ulivi.

Vi aspetto.

continuo a camminare

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